lunedì, Gennaio 19, 2026
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Iran: tra le rivolte, continuano sempre le violazioni dei diritti delle donne

donne in Iran

Mentre le rivolte di questi giorni in Iran per la crisi economica tornano a occupare le pagine dei giornali internazionali, riportando l’attenzione sulla repressione e sul dissenso nel Paese, il destino delle donne iraniane continua a consumarsi lontano dai riflettori.

Proteste, arresti e condanne mostrano come la mobilitazione popolare del settembre 2022 a seguito della morte di Masha Amini non abbia interrotto le sistematiche violazioni dei diritti femminili, che restano uno degli strumenti centrali del controllo politico e sociale.

Non ci siamo però dimenticate di quello che sta succedendo alle donne in Iran: recentemente più di 400 donne influenti hanno firmato una lettera richiedendo il rilascio di Zahra Tabari, un’ingegnera iraniana che rischia l’esecuzione per aver esposto uno striscione con le parole ‘Donna, Resistenza, Libertà”, lo slogan adottato durante le proteste del 2022 a seguito dell’omicidio di Mahsa Amini.

Esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno affermato che il caso di Tabari costituisce “una  violazione del diritto internazionale in materia di diritti umani per quanto riguarda le garanzie di un giusto processo e l’uso improprio della pena capitale per reati contro la sicurezza nazionale ampi e mal definiti”.

L’Iran è peraltro il paese al mondo con il più alto numero di esecuzioni di donne pro capite; nel 2025 sono state giustiziate ben 40 donne.

Questo avviene naturalmente in una situazione di gravissima disuguaglianza di genere: secondo il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum, l’Iran è al 145° posto su 148 paesi. Anche se il tasso di istruzione femminile è molto elevato (gap di genere chiuso per il 96%) le donne incontrano barriere sistemiche nella partecipazione economica (gap chiuso per il 35%) e vi è una scarsissima rappresentanza politica. In Iran c’è  – come anche in Afghanistan, una vera e propria situazione di gender apartheid: non “semplice” discriminazione delle donne ma segregazione e oppressione sistemica e istituzionalizzata delle donne.

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