sabato, Gennaio 17, 2026
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Le donne usano l’intelligenza artificiale meno degli uomini

Le donne usano l’intelligenza artificiale meno degli uomini ed è un problema: la ricerca di  Rembrand Koning ha rilevato che “le donne adottano gli strumenti di IA a un tasso inferiore del 25% in media rispetto agli uomini, anche se i benefici sarebbero gli stessi – per esempio in termini di produttività – per le donne e per gli uomini”.

Tra le motivazioni per cui le donne usano meno l’intelligenza artificiale c’è la preoccupazione per le implicazioni etiche e per il timore di eventualmente essere giudicate in modo negativo se utilizzano l’intelligenza artificiale sul posto di lavoro. 

Questo dato preoccupa perché se le donne non acquisiscono familiarità con questi strumenti, rischiano di non fare carriera o di perdere opportunità lavorative, con effetti negativi sul divario di genere nei salari e nell’occupazione – cosa che non si possono molto permettere, vista la posizione già svantaggiata che occupano nel mondo del lavoro.

L’articolo continua evidenziando il divario tra uomini e donne nell’utilizzo di Chat GPT, sottolineando che
“tra novembre 2022 e maggio 2024, le donne costituivano solo il 42% dei 200 milioni di utenti medi mensili del sito web di ChatGPT”. Inoltre, siccome  l’IA generativa migliora anche imparando dai suggerimenti degli utenti, se i suggerimenti degli utenti vengono appunto in maggior parte dagli uomini, si rischia un rafforzamento degli stereotipi di genere e che si ignorino le disuguaglianze di genere.

Peraltro, anche dal lato dell’occupazione nel settore, le donne sono in grave svantaggio: sono circa il 22% dei talenti dell’IA a livello globale, con una presenza ancora più bassa ai livelli senior, occupando meno del 14% dei ruoli dirigenziali senior.
Anche nei paesi in cui in generale l’uguaglianza di genere è maggiore, la presenza delle donne nel settore è ancora troppo bassa: per esempio, “Germania e Svezia hanno una delle più basse rappresentazioni femminili nella loro forza lavoro nell’IA nell’UE, rispettivamente al 20,3% e al 22,4%. Questa discrepanza solleva seri interrogativi sulle barriere specifiche che le donne devono affrontare nel campo dell’IA” e costituisce una perdita di potenziali talenti nel settore che sta diventando cruciale per la crescita dell’economia.

Pur mantenendo un sano scetticismo nei confronti dell’IA, del suo (ab)uso e dei suoi costi anche in termini ambientali, non possiamo permetterci di restare indietro.

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