
Quando si tratta di diritti delle donne, le buone notizie vanno cercate con il lanternino, e le cattive abbondano. È toccato, questa volta, alle Nazioni Unite darci la ferale notizia, pochi giorni fa, con il rapporto “Garantire e rafforzare l’accesso alla giustizia per tutte le donne e le ragazze”.
Malgrado qualche progresso nell’ambito dei diritti legali delle donne, sicuramente da celebrare, secondo il rapporto, nel 54% dei paesi del mondo “lo stupro non è ancora definito sulla base del consenso; ciò significa che una donna può subire uno stupro e la legge potrebbe non riconoscerlo come un reato”; e “in quasi 3 paesi su 4” (avete letto bene!) una ragazza può ancora essere costretta a sposarsi. Non va molto meglio nel mondo del lavoro, dato che nel 44% dei paesi la legge non prevede che le donne siano retribuite come gli uomini per lo stesso lavoro.
I progressi come dicevamo però ci sono: “nel mondo l’87% dei paesi ha promulgato leggi contro la violenza domestica e, nell’ultimo decennio, oltre 40 paesi hanno rafforzato le tutele costituzionali per donne e ragazze”.
Le Nazioni Unite evidenziano che è ovviamente importante che le donne abbiano gli stessi diritti legali degli uomini, ma sottolineano anche come sia necessario continuare a lavorare su fattori culturali, e nel caso della violenza contro le donne, questi fattori “continuano a mettere a tacere le sopravvissute e a ostacolare la giustizia, permettendo che persino le forme di violenza più estreme, incluso il femminicidio, rimangano impunite.”
L’allarme delle Nazioni Unite è particolarmente significativo in un momento in cui tira una brutta aria a livello globale per i diritti delle donne, con serie limitazioni dei diritti riproduttivi, e, tra le altre cose, un’inadeguata presenza delle donne a livello di leadership politica che oltretutto le espone a “una crescente ostilità e intimidazione da parte del pubblico”.

