lunedì, Gennaio 19, 2026
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OROSCOPO FEMMINISTA 2026!

E…voilà, care amiche di Ladynomics, a grande richiesta ecco per l’ottavo anno consecutivo l’oroscopo femminista, la suprema minestra tarocca. Lo ripetiamo ogni anno allo sfinimento, ma ancora c’è chi non ci crede: ci inventiamo proprio tutto, di sana pianta!

Quindi se vi siete intristite perché non vi sentite riconosciute nel vostro segno, scegliete pure un altro segno a piacere. Non è bello, e soprattutto femminista, avere la possibilità di reinventarsi il destino stellare?

Ma veniamo a noi. Che possiamo dire del 2025 che finisce e, soprattutto, che dovremmo augurarci per il 2026 che inizia? Qui tremano davvero i polsi: il 2025 è stato denominato “solo” l’anno della paura. Chissà come mai, vero? Voi avete avuto paura quest’anno? Noi lo ammettiamo, sì, a tratti e a sprazzi.

Però negli ultimi mesi ci è salita anche una discreta carogna, stufe di aspettare la prossima piaga d’Egitto. E quindi, no. Non vi diremo che il 2026 sarà l’anno dove splenderà per tutte il sol dell’avvenire. Non vi racconteremo che arriverà la pace nel mondo, che troverete la vostra metà perfetta, o una carriera gloriosa. Quelle sono cose da oroscopi seri.

Noi, che invece scriviamo sempre l’oroscopo femminista tra Natale e Capodanno, con la glicemia rampante e la ridarella da brindisi, vi diremo solo: il momento è adesso.

Per quello che volete: il momento di cambiare lavoro, amici, città, casa, partner, umore, dieta, palestra. Ciascuna decida per sé, ma qualsiasi cosa sia, sarà dal primo gennaio in avanti, e, per una volta dipenderà solo da noi. Non vi sentite già meglio al solo pensare di non essere, per una volta, in balia degli eventi?  Il nostro cambiamento per il 2026 lo sapete già, se ci conoscete. Il vostro quale sarà? Raccontatecelo.

Ora però non divaghiamo, e veniamo al dunque, che abbiamo un duro lavoro da fare, prima che ci passi la sbronzetta, e dodici segni sono tanti: mica è uno scherzo inventarsi profezie femministe di questi tempi.

ARIETE:

Basta, siamo tutte stanche e sfinite di avere paura, e quindi si, ci serve un’altra parola che ci faccia da testa d’ariete per sfondare nel nuovo anno con un umore migliore. La Treccani ce la porge su un piatto d’argento: fiducia, la parola dell’anno con la quale si è chiuso il 2025. Se vi è scappato un ghigno sardonico sappiate che è allora proprio la parola giusta che fa per voi. Chi ha più avuto fiducia in qualcuno o in qualcosa negli ultimi tempi? Il cinismo e la disillusione ci hanno davvero travolte. Certo, c’è chi soffia tutti i giorni sul fuoco dello scetticismo, ma non deve fare manco troppa fatica, considerata la disastrata umanità che ci circonda. In qualche modo, ci stiamo proteggendo: se non crediamo più a niente e a nessuno, niente e nessuno può più deluderci. Il problema è che, se questo scudo certo ci difende, d’altra parte ci isola e ci nasconde anche tutti i raggi di luce del futuro. Rimaniamo così, ferme nell’immutabilità di un presente che non ci piace ma che abbiamo il terrore di abbandonare per timore del peggio. La parola fiducia ci spaventa così tanto anche perché ha in sé la radice della fede nelle persone, in quanto «atteggiamento di tranquilla sicurezza che nasce da una valutazione positiva di una persona o di un gruppo di persone, verso altri o verso sé stessi». Come ritrovare allora la fiducia, in noi stesse e nelle altre? Allenandola. Provando ogni giorno a rivolgerci qualche commento positivo allo specchio, e a fare qualche complimento ad amiche e a conoscenti. Cominciamo con poco: “bel vestito, sei spiritosa, sei simpatica, sono d’accordo con te, hai fatto proprio bene”. Poi sarà come le ciliegie e non ne potremo fare più a meno. Immaginate tutto questo anche tra femministe e ne capirete la potenza. Parola dell’anno: fiducia (what else).

TORO: 

Se c’è un toro che quest’anno abbiamo dovuto tutte prendere per le corna, in qualche modo, è quello della salute mentale, uno sbroccamento collettivo post pandemia che levati. Il fatto che sui media sia un argomento trattato all’acqua di rose, ci ha fatto però venire il dubbio: vuoi vedere che le matte siamo invece noi? L’istruttoria per capirlo inizia allora dalle amiche. La loro risposta sconfortata ci rincuora ma non ci convince: potrebbero solo avere pietà di noi, o avere pure loro qualche defaillance: si sa, tra simili ci si attrae. Allarghiamo allora il campo: la parrucchiera (“uuuuuhhhhh hai voglia”), la barista (“capirai te ne accorgi ora”), il tassista (“qui sono tutti da rinchiudere”). Alla fine, capite due cose: che no, non siete voi il problema e che lo stiamo tutte affrontando con il fai-da-te: zitte con chi dà di matto per strada, negli uffici o, peggio, in famiglia, trasparenti se qualcuno urla in treno, riconoscenti se ci scontrano malamente per strada, grate per l’attenzione se veniamo tamponate. Insomma, cominciamo a trattare chiunque con la cautela per i potenziali TSO, pronti ad esplodere come i botti di Capodanno. Quanto potrà andare avanti così? Qualcosa si sta muovendo, per fortuna, intanto teniamoci da conto noi e tra di noi, curiamoci e prendiamoci cura di chi ci sta intorno. La cura è infatti alla base di quel femminismo concreto e costruttivo che tanto ci piace. Parola dell’anno: consapevolezza.

GEMELLI: 

Questo segno lo vogliamo dedicare alle Kessler, gemelle per eccellenza, che sono venute a mancare proprio nell’ultima parte dell’anno con il loro lucido, determinato, diremmo anche spietato saluto, che nessuno ha avuto il coraggio, per una volta, di strumentalizzare per battaglie ideologiche. Erano bellissime, sì, con quelle gambe inarrivabili per il nostro Dna mediterraneo, precise, eleganti, distanti nel loro accento spigoloso. Avevano tutto, insomma, per suscitare ogni forma di invidia e antipatia. Eppure, no, erano amate da tutti, sia uomini che donne. C’era qualcosa, dietro le paillette, i lustrini, la perfezione estetica e artistica, che in qualche modo ce le rendeva vicine. Lo abbiamo saputo infine dai coccodrilli, preparati chissà quanto tempo prima, che il loro legame era cementato da una storia familiare di violenza e sofferenza dalla quale erano scappate. Non avevano mai condiviso in pubblico il loro passato ma, in qualche modo, avevamo già percepito quell’umanità che può nascere solo dal dolore e riesce a superare ogni tipo di apparenza. Parola dell’anno: ricordo.

CANCRO:

Un nuovo cancro social si è impossessato quest’anno anche delle anime più pure: le Labubu, costosissimi e introvabili bambolotti che hanno scatenato l’isteria collettiva e deliri da collezionismo; un must-have sul quale si sono giocati ingressi in società, appartenenze a giri “cool”, ostensioni per fini intenditori, bagarinaggi esosi. Noi ci siamo ricordate della nostra gioventù, e del dolore di possedere un solo fiammiferino di fronte alla compagna che ci sventolava in faccia tutta la palette cromatica. Poi delle nostre figlie, e del loro istinto killer verso il tamagotchi, pulcino digitale tanto ambito quanto di infausto destino. Insomma, è storia antica, pensavamo, ogni generazione ha il suo feticcio. Poi siamo andate a vedere cosa sono veramente e…le  Labubu sono bambolotti principalmente femmine con un look unisex, ma soprattutto sono parte di una tribù al femminile, guidata dal maschio Zimomo. Ripetiamo: guidate dal maschio Zimomo. Non sappiamo se abbiamo più orrore del fatto che il capo delle femmine sia un maschio-sultano o che si chiami Zimomo, però, insomma, ci siamo capite. Parola dell’anno: attenzione.

LEONE: 

Un ruggito leonino è quello che ci sale in gola ogni volta che controlliamo le news. Al netto delle guerre e dell’economia, è tutto un susseguirsi di femminicidi e stupri quotidiani. Giusto perché non ci bastavano le altre paure, ora ci dovremmo pure interrogare sul potenziale omicida del nostro fidanzato o ex marito? Cosa sta succedendo veramente? I dati Istat ci dicono che i numeri reali non sono tanto cambiati negli ultimi anni (106 femminicidi nel 2024, come nel 2020), ma sono sempre troppi. E troppe sono anche le 773mila donne che hanno subito almeno uno stupro nella vita. E agghiacciante è pure l’aumento vertiginoso delle violenze verso le più giovani e le studentesse. Quindi giusto parlarne, importante che ci sia più sensibilità, ma la cronaca nera ci sta dando una brutta sensazione di voyerismo e macabra spettacolarizzazione. Vorremmo la stessa urgenza narrativa e pressione mediatica anche per le soluzioni, altrimenti è solo strumentalizzazione per i clickbait. Parola dell’anno: onestà intellettuale.

VERGINE: 

Ma è in pura lana vergine? Scusateci, voi della vergine, per il vergognoso gioco di parole, ma avevamo bisogno di un pretesto per parlare di Vinted, la piattaforma di eccellenza per l’economia circolare che offre un’altra opportunità ad acquisti pentiti, taglie sbagliate, regali rinnegati. Un’ottima possibilità anche per toglierci qualche sfizio senza lasciarci un rene. E quindi, via: foto, misura, carica, scarica, scrolla, cerca. Ci assale anche il piacere sadico di mettere cuoricini a volontà per vedere una immediata e supplichevole offerta di sconto, che immaginiamo scritta in ginocchio. Tutto, pur di disfarsi della camicetta simil-partoriente, del cappotto con spalloni anni 80, del pantalone infame che oramai entra solo fino al polpaccio. Vinted è anche un ottimo test per la nostra tenuta femminista: ora che parecchie griffe sono diventate più accessibili, saremo noi a portare i vestiti o i vestiti a portare noi? Andremo in giro agghindate di brand come un albero di Natale, o rimarremo sobrie con qualche piccola licenza? Non ci sarebbe nulla di male, in ogni caso, eh! Occhio, comunque, alla prole famelica che vi sta mettendo in vendita di nascosto tutto l’armadio. Parola dell’anno: condivisione.

BILANCIA: 

No, non è che se siete della bilancia dobbiamo sempre parlare di peso… ma quest’anno come si fa a non parlare di Ozempic? Questo miracolo per cui ti fai una punturina et…voilà, un fisico da urlo? Un vero elisir di lunga giovinezza senza, parrebbe, controindicazioni. Sì, vabbè, giusto un filo di nausea..vomito..diarrea..stitichezza..dolore addominale..Certo, la faccia da Ozempic è un urlo di Munch frizzato, machissene, c’è il make-up. Poi, però, esce così, con nonchalance, la piiiccola, ma proprio piiicolissima notiziuola che questo farmaco faccia calare la vista. E non di poco, parrebbe. La notate, l’ironia della vita? Dimagrire a vista d’occhio per poi non avere più l’occhio per rimirarsi allo specchio. Date retta alle stelle femministe. Stile di vita sano, movimento e dieta di salute e controllata. Vi piacerete molto e, soprattutto, vi vedrete dieci decimi per la meraviglia che siete. Parola dell’anno: sguardo.

SCORPIONE:

Quest’anno il morso dello scorpione ci ha colpite sul senso del Natale.  Ah ricordarselo, travolte come siamo da regali, pulizie, spese, inviti, scintille familiari e lavori da chiudere. No, vi siete dette, il Natale è solo la festa dei bambini e del consumismo. Poi succede che un giovane famiglio si metta languido a strimpellare la chitarra sul divano. E se ne esca così, a propria insaputa, con il brano con il quale siete cresciute. Sì, quello che vostro nonno  suonava ogni giorno dopo pranzo. Combinazione? Caso? Segno del cielo? Non lo sapremo mai. Fatto sta che improvvisamente vi si apre dentro la voragine del vero Natale, e cominciate a saltare indietro con i ricordi, e poi in avanti con i sogni, e poi di nuovo lì, sul divano, in una travolgente giostra emotiva. Ma perché queste cose capitano sempre a Natale? Anche a voi? Parola dell’anno: memoria.

SAGITTARIO: 

No, vabbè, tempi davvero duri per i sagittari, creature mitologiche metà umane e metà cavallo, pronte sempre a galoppare verso nuovi mondi. Fino a pochi anni fa, l’Ammeriga, nonostante i problemi, in qualche modo ci poteva affascinare, con tutta quell’allure di film, promesse, entusiasmo, carriere, soldi. Ma oggi? Ogni mattina ci chiediamo chi saranno i prossimi bombardati, ci preoccupiamo dei nostri post social di cinque anni fa, e ci dobbiamo pure sorbire tutto il peggiore repertorio del maschilismo tossico, dissociato e narcisista. Avere un profilo pubblico da femminista, poi, ci dà quel sottile brivido da fuorilegge, in un ribaltamento totale di prospettiva, se pensiamo a quanto femminismo è partito proprio da laggiù. Ma la malinconia che ci assale, soprattutto, è quella di non potere più immaginare un posto dove andare in cerca di migliore fortuna. Nel 2026 ci toccherà mica cercare l’Ammeriga a casa nostra? Più che cercarla toccherà costruircela qui, la nostra fortuna. Rimbocchiamoci le maniche, che c’è proprio tanto, tanto da fare! Parola dell’anno: costruire.

CAPRICORNO:

Sì, è vero, il 2025 è stato l’anno della grande solitudine. Lentamente, senza che ce ne accorgessimo o lo decidessimo, abbiamo cominciato a vedere un po’ meno le amiche e a chiamarle più raramente. Abbiamo tirato via con i vicini, quando prima due parole ce le scambiavamo. Entrare nei negozi è stata un’esperienza da metaverso, ci è venuto il dubbio di essere morte senza saperlo e di essere diventate fantasmi invisibili. La cosa più bella è che se ne lamentano tutte, fino all’inarrivabile amica, cercata invano troppe volte, la quale, all’ennesimo tentativo ti spiega affranta: qui si fanno tutti gli affari propri. Sì, è proprio un vento che ci sta avvolgendo in una spirale ipnotica. Però, come vi dicevamo, il momento è adesso. Ci sta tutto, le paure, il ripiegamento, lo sconforto, i social, ma ora basta scuse: nel 2026 facciamo qualcosa, qualsiasi cosa: cerchiamo nuove amiche, frequentiamo nuovi posti dove ancora si sta insieme, associazioni, gruppi, impariamo cose nuove, interessi, sport, associazioni ecc. Reinventiamoci sempre, ogni giorno: non solo non ci sentiremo più sole, ma soprattutto, diventeremo migliori. Parola dell’anno: insieme.

ACQUARIO:

Oramai da due-tre anni ci tocca dedicare un segno all’Intelligenza Artificiale, che entrerà sempre di più nelle nostre vite, non si sa ancora quanto nel bene e quanto nel male, e questo un filo di preoccupazione ce la dà. Intanto, se ci avete già smanettato un po’, vi sarete rese conto che davvero è un ordigno costruito da maschi adolescenti in crisi di crescita ormonale. L’IA ci racconta infatti balle pur di non ammettere che una cosa non la sa fare. Ci da sempre ragione basta che smettiamo di fare domande. Se capisce che sei una donna ti tratta come il principe azzurro dei sogni, salvo poi fare finta di non capire cosa stai chiedendo, sempre per faticare il meno possibile (non si sa come, poi però alla seconda riesce sempre a farlo). Insomma, l’IA non è solo un tripudio di bias e stereotipi, una minaccia ai posti di lavoro e una variabile impazzita nello scacchiere geopolitico, che già basterebbe così. È anche un continuo doversi confrontare con quei comportamenti immaturi e irresponsabili che ogni madre conosce fin troppo bene. Che poi una si rifugia nel lavoro e nell’IA per staccarsi un attimo e invece si ritrova sempre lì, ad insegnare le buone maniere e a spiegare come ci si comporta, ora pure ad una macchina. Ma anche basta, eh. Parola dell’anno: educazione.

PESCI: 

I pesci, l’ultimo segno, ogni anno ci fanno interrogare sulle parole che ci mancano. E quest’anno sono mancate parecchie parole a molte femministe, sconquassate da una verità amara e a lungo rimandata: ora le abbiamo davvero, le donne leader, in Italia e in Europa, ma non sta succedendo nulla di quanto speravamo. E quindi? Anni di letteratura scientifica e di studi ci avevano convinte che davvero, avere donne nei posti di potere avrebbe migliorato non solo le loro carriere, ma anche la nostra vita e che il mondo sarebbe stato un posto migliore. Non sta succedendo. E quindi, se donne in posti fino a pochi anni fa inimmaginabili, come presidenti del consiglio, segretarie del maggiore partito di opposizione, presidente della commissione europea e della banca centrale, non ci stanno facendo apprezzare la differenza rispetto ai loro colleghi uomini nei valori, nei principi e nelle priorità, che senso ha un impegno collettivo? È un momento di riflessione un po’ doloroso ma che ci fa bene se ci permette di elaborare la prossima fase. Ora che è stato dimostrato che anche le donne possono ambire al potere, è arrivato il  momento di domandarci che farcene, poi, di tutto questo potere, e di concentrarci non sulle donne che arrivano, ma sui bisogni e sui desideri di tutte le altre. È arrivato, insomma, il momento della partecipazione e di trovare nuove e diverse parole, che non siano quelle di un’élite scelta dall’alto, ma di una rappresentanza che si appoggia sulla forza e la spinta dal basso. Come è successo sempre, d’altronde, per ogni vera conquista femminista.

Noi ci stiamo attrezzando, per trovare nuove parole, le vogliamo costruire insieme?

Ancora auguri di buon anno a tutte! Comunque vada, il successo dipenderà solo da noi!

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