lunedì, Febbraio 16, 2026
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Se manco in Francia le donne scelgono i percorsi STEM

Per quanto riguarda le STEM e le donne, tutto il mondo è paese: troppe poche donne scelgono percorsi scientifici all’università, il che impedisce poi loro di accedere a lavori in settori in crescita e con remunerazioni in generale piuttosto alte. Infatti, lavorare nel settore delle STEM conviene: le imprese tendono ad assumere soprattutto persone laureate nell’area tecnico-scientifica, con un effetto positivo sull’occupazione. Per esempio, per l’Italia i dati ISTAT riportano un tasso di occupazione dell’85,7% per coloro che hanno un titolo di studio nelle materie scientifiche (il tasso di occupazione per le persone laureate in Italia è dell’81,1%) e l’86,7% delle persone che lavorano nel campo ha un posto di lavoro considerato altamente qualificato.  

Perché quindi le ragazze e le donne non scelgono le STEM all’università?

Una ricerca condotta in Francia ha identificato oltre alle “solite ragioni” (stereotipi di genere, livelli di fiducia in sé stesse e differenze tra uomini e donne nella performance scolastica per quanto riguarda le materie scientifiche) la passione come un fattore determinante nella scelta del percorso universitario; più donne rispetto agli uomini scelgono programmi non sulla base di un calcolo economico, ma sulla base delle loro passioni. Secondo i dati riportati da The Conversation 

“Un numero significativamente maggiore di studentesse sceglie corsi di studio legati alle proprie passioni, e sembra farlo pienamente consapevole che queste scelte potrebbero penalizzarle in futuro nel mercato del lavoro. 

Infatti, [in Francia] il 67% delle donne (rispetto al 58% degli uomini) dichiara di ‘preferire studiare una materia che le appassiona, anche se non garantisce un lavoro ben retribuito’, mentre il 33% delle donne (rispetto al 42% degli uomini) afferma di “preferire ottenere un lavoro ben retribuito, anche se ciò non garantisce di poter studiare una materia che le appassiona”. 

E quindi le donne tendono a preferire le scienze umane piuttosto che le STEM. 

Peraltro, anche i genitori influiscono sulle scelte del percorso universitario: le ragazze vengono supportate nelle loro scelte anche quando scelgono percorsi che le porteranno facilmente a lavori meno pagati, mentre questo non avviene per i ragazzi, che vengono spinti a percorsi che garantiscono remunerazioni più alte – come i percorsi STEM. Evidentemente in questo caso hanno una certa influenza sui genitori gli stereotipi che vedono gli uomini come principali breadwinner, che dovranno essere in grado di mantenere una famiglia, mentre questo non vale per le donne. 

Condizionamenti a parte, è necessario agire comunque in modo efficace e tempestivo per avere più donne nelle STEM;

questo obiettivo può essere raggiunto con programmi ad hoc che avvicinino le materie scientifiche alle bambine e alle ragazze,  con programmi interdisciplinari che includano scienze umane e STEM, e con role models che sfatino l’idea che le STEM siano appannaggio maschile, un’idea che si è affermata anche grazie all’effetto Matilda, che ha reso invisibile il contributo delle scienziate nel corso della storia. 

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