sabato, Marzo 7, 2026
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In Perù le donne resistono alla crisi climatica

Stare a guardare mentre la crisi climatica imperversa? Non dovrebbe essere un’opzione per nessun*, per nessun governo, ma soprattutto non può esserlo per le donne, che ne patiscono gli effetti più degli uomini, anche perché sono sovrarappresentate tra i lavoratori e le lavoratrici agricole. 

Ad Ácora, in Perù (dove le contadine sono circa il 25% del totale) le donne della comunità indigena Aymara si sono date da fare creando “banche dei semi per rispondere ai fenomeni meteorologici estremi nella regione, che hanno messo a repentaglio la produzione agricola e la biodiversità, oltre all’insicurezza alimentare esistente in tutto il paese.”

Grazie a questa iniziativa, si sono salvate colture tradizionali dall’estinzione, e  i semi – quando non sono piantati – possono essere scambiati o barattati con altre banche dei semi. Questo ha permesso di salvare oltre 125 varietà di colture autoctone.

La resistenza delle contadine alla crisi climatica passa anche dal pieno riconoscimento dei diritti al possesso della terra per le donne: in Perù, come in altri paesi, a fronte di un diritto “ufficiale” al possesso della terra, barriere come il sessismo e ostacoli di natura sociale ed economica rendono più difficile per le contadine possedere la terra che lavorano. 

Lo sottolineano anche le Nazioni Unite: “I diritti fondiari delle donne sono fondamentali per la loro voce e la loro capacità di agire, per i loro mezzi di sussistenza, il loro benessere e la loro resilienza, nonché per i più ampi risultati di sviluppo”, ma il Rapporto sullo Sviluppo Sostenibile del Segretario Generale evidenzia che “il 58% dei paesi con dati disponibili non disponeva di una tutela adeguata dei diritti fondiari delle donne” e che “gli uomini avevano il doppio delle probabilità di vedere protetti i titoli di proprietà fondiaria e altri diritti di proprietà.”

A fronte di queste difficoltà, l’iniziativa delle donne Aymara è una delle molte che sono state avviate da popolazioni indigene in tutto il mondo – come vi raccontiamo anche nel nostro libro – poiché dipendono maggiormente dalle risorse naturali e sono impegnate nella tutela dell’80% della biodiversità mondiale. Inoltre, al di là degli effetti sulla sicurezza alimentare e dell’accesso alle risorse naturali, per queste popolazioni c’è anche un risvolto identitario, dal momento che, quando attività tradizionali come caccia, pesca, semina, non sono possibili a causa della crisi climatica, è la loro stessa identità culturale a essere minacciata.

Foto: Persnickety Prints su Unsplash

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