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La #CostituzioneDelleDonne Articolo 31: Quale famiglia deve promuovere la Repubblica? E quale maternità?

di Giovanna Badalassi | 13 Maggio 2019

La #CostituzioneDelleDonne Articolo 31

L’Articolo 31 della Costituzione è l’ultimo dei tre articoli dedicati alla famiglia. Dopo aver infatti riconosciuto i diritti della famiglia e il matrimonio all’Articolo 29, e dopo aver trattato del diritto-dovere della genitorialità all’Articolo 30, l’Articolo 31 definisce il perimetro di azione della Repubblica nel sostegno alla famiglia e, di conseguenza, alla maternità, all’infanzia e alla gioventù.

Il primo comma infatti recita “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”, mentre il secondo prevede che la Repubblica “Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.

Dai tempi della Costituzione la Repubblica in effetti ha adottato negli anni numerosi strumenti normativi e atti di governo mirati a promuovere la famiglia.

Se arriviamo al giorno d’oggi e alle sfide che l’Italia ha di fronte nel prossimo futuro, dobbiamo riflettere su

cosa è diventata la famiglia oggi in Italia rispetto al modello di famiglia che avevano in mente i padri e le madri costituenti.

Nel 1947, anno nel quale è stata scritta la Costituzione, la società italiana era infatti composta da quelle che possiamo definire “famiglie tradizionali”, le famiglie numerose erano ancora un numero considerevole e spesso vivevano ancora con gli anziani, non c’era ancora stata la legge sul divorzio né la riforma sul diritto di famiglia. L’agricoltura e, di conseguenza la cultura familiare “contadina” avevano inoltre ancora un peso rilevante, non essendo ancora partito il processo impetuoso di sviluppo industriale degli anni 50-60 che tanto avrebbe cambiato la società italiana e le sue famiglie.

Ci dobbiamo quindi chiedere, oggi, quando parliamo di famiglia di quale famiglia stiamo parlando.

Forse, guardando alla contemporaneità, sarebbe meglio parlare di “famiglie” al plurale, rispetto alle quali ragionare sulle modalità di intervento della Repubblica.

Dobbiamo innanzitutto definire che parte occupa oggi nella nostra società quella che una volta si definiva famiglia “tradizionale”. l’Istat ci dice che nel 2017, su 25,8 milioni di famiglie censite in Italia, le famiglie formate da marito e moglie tra i 25 e i 64 anni, con marito occupato, la moglie che non lavora e con dei figli, arrivano a 2,9 milioni, l’11% del totale delle famiglie, dai quale andrebbe ancora tolta, per rispettare pienamente la tradizione, anche la parte delle famiglie conviventi e non regolarmente sposate, circa il 10%.

Le famiglie sempre composte da coniugi conviventi e figli, ma con la madre che lavora sono di più, 3,8 milioni, e rappresentano il 14,9% del totale delle famiglie in Italia.

Le restanti tipologie familiari sono composte soprattutto da una persona che vive da sola (33,1%), da coppie senza figli (21,6%) da famiglie monogenitore (8,4%, in tutto 2,1 milioni tra i quali 1,8 milioni sono madri). A tale varietà di tipologie familiari rilevata dall’Istat vanno aggiunte le formazioni familiari arcobaleno che ancora sfuggono alle rilevazioni statistiche ufficiali.

Il ruolo della Repubblica negli ultimi decenni si è fatto quindi sempre più complicato nell’accompagnare le trasformazioni della famiglia con politiche sociali adeguate, riconoscendo la dignità e il ruolo di tutte le famiglie e di tutte le persone che le compongono.

Oltre a tutelare e proteggere le famiglie già costituite, la Repubblica deve poi promuovere la formazione di nuove famiglie.

Dopo aver parlato del matrimonio all’Articolo 29, l’articolo 31 parla specificatamente di maternità, e qui occorre sottolineare come, nonostante una normativa piuttosto protettiva, in realtà la maternità non sia abbastanza tutelata di fatto in Italia, soprattutto nel favorire l’attività lavorativa delle madri, come vedremo meglio nell’Articolo 37.

Il risultato è che il decremento demografico, cioè la scelta delle donne italiane di fare meno figli, è un processo inarrestabile oramai da una ventina d’anni.

Solo negli ultimi 3 anni (dal 2014 al 2017) le nascite in Italia sono diminuite di circa 45 mila unità mentre sono quasi 120 mila in meno rispetto al 2008.

Un decremento della natalità che è accelerato, tra l’altro, dalle difficoltà economiche delle famiglie e delle insicurezze generate dalla crisi del 2008 che hanno portato alla scelta di rimandare le decisioni di maternità. Oltre a questo dato contingente legato alla crisi, occorre notare che il prolungato decremento demografico ha prodotto anche la diminuzione del numero di donne che potrebbero essere madri La diminuzione della popolazione femminile tra 15 e 49 anni (circa 900 mila donne in meno) osservata tra il 2008 e il 2017 spiega infatti quasi i tre quarti della differenza di nascite che si è verificata nello stesso periodo.

La restante quota dipende invece dai

livelli di fecondità, sempre più bassi: il tasso di fertilità femminile in Italia è 1,35 contro 1,58 della media UE (Eurostat, 2017).

Occorre però sottolineare che politiche più attente alla maternità e al lavoro delle donne potrebbero contenere il decremento demografica, dal momento che il numero effettivo di figli desiderati dalle donne è superiore a quello effettivo (2,01 contro 1,35), mostrando così un margine di possibile ripresa delle nascite sul quale politiche mirate e, soprattutto, stabili e costanti nel tempo, potrebbero intervenire positivamente.

Sì, perché per le donne lavorare è sempre più difficile all’aumentare del numero dei figli:

tra i 25 e i 49 anni tasso di occupazione delle donne senza figli è del 62,2%, con un figlio del 58,4% e via a scendere fino al 41,4% per le donne con tre o più figli (Eurostat, 2016)

Una situazione che condiziona quindi anche le scelte di maternità, nonostante il desiderio di maternità delle donne, che devono fare anche i conti con la sostenibilità economica delle scelte di procreazione.

Per avere dei figli e mantenere una famiglia un secondo reddito è infatti spesso indispensabile per una certa solidità economica.

A titolo di esempio, si può sottolineare come secondo l’Istat nel 2017 la soglia per la povertà assoluta per una famiglia di 4 persone di cui due minori è di 1.737 euro di consumi al mese. Se si considera che un reddito medio di una famiglia con due minori è di 3.073 euro al mese circa (36.878/12) si capisce come sia indispensabile per il benessere delle famiglie disporre del secondo reddito delle donne.

Non è un caso, quindi, che le famiglie monogenitore (tra le quali le donne capofamiglia rappresentano l’83%) abbiano un rischio di povertà del 27,1%, ben superiore al rischio di povertà delle famiglie in coppia con figli (19,1%).

Il progetto La #Costituzionedelledonne: Che cosa rappresenta oggi per noi donne la Costituzione? Quanto ci sentiamo rappresentate, capite e considerate? Un articolo al giorno, per tutto il mese di maggio, perchè la Festa della Repubblica sia davvero per tutte e tutti.

Puoi leggere gli altri Articoli della #CostituzioneDelleDonne qui:

1 maggio 2019: La #CostituzioneDelleDonne, oggi

1 maggio 2019: Articolo 1: Ma l’Italia è una Repubblica fondata anche sul lavoro delle donne?”

2 maggio 2019 Articolo 2: “Quali sono i diritti inviolabili delle donne?”

3 maggio 2019 Articolo 3: “Anche le donne sono uguali di fronte alla legge?”

4 maggio 2019 Articolo 4: “Anche le donne hanno il diritto-dovere di lavorare?

5 maggio 2019 Articolo 9:  “La Repubblica promuove anche la cultura e la ricerca delle donne?”

6 maggio 2019 Articolo 10: “Il diritto di asilo delle donne straniere è diverso?”

7 maggio 2019 Articolo 11: “Che c’entrano le donne con la guerra?”

8 maggio 2019 Articolo 14: “L’inviolabilità del domicilio e la violenza contro le donne”.

9 maggio 2019 Articolo 18: “La libertà di associarsi delle donne”

10 maggio 2019 Articolo 21: “La libertà di parola delle donne”

11 maggio 2019 Articolo 29: “Il ruolo delle donne nel matrimonio e nella famiglia di oggi”

12 maggio 2019 Articolo 30: “Le donne e il diritto-dovere dei genitori di crescere i figli”

13 maggio 2019 Articolo 31: “Quale famiglia deve promuovere la Repubblica? E quale maternità?”

13 maggio 2019 Articolo 31: “Quale famiglia deve promuovere la Repubblica? E quale maternità?”

14 maggio 2019 Articolo 32: “Il diritto di cura e di tutela della salute delle donne”

15 maggio 2019 Articolo 33: “Le insegnanti nella scuola e nell’Università”

16 maggio 2019 Articolo 34: “Il diritto allo studio delle donne è diverso?”

17 maggio 2019 Articolo 35: “La Repubblica tutela anche il lavoro delle donne?”

18 maggio 2019 Articolo 36: “La retribuzione delle donne basta per un’esistenza libera e dignitosa?”

19 maggio 2019 Articolo 37: “Nel lavoro le donne hanno gli stessi diritti e retribuzione degli uomini?”

20 maggio 2019 Articolo 38:”Le donne hanno gli stessi diritti previdenziali e assistenziali degli uomini?”

21 maggio 2019 Articolo 39: “Il ruolo delle donne nei sindacati”

22 maggio 2019 Articolo 41: “L’imprenditoria delle donne”

23 maggio 2019 Articolo 42: “La proprietà privata delle donne”

24 maggio 2019 Articolo 45: “Le donne nella cooperazione e nell’artigianato”

25 maggio 2019 Articolo 48: “Le donne elettrici”

26 maggio 2019 Articolo 49: “Le donne nei partiti”

27 maggio 2019 Articolo 51:”Le donne elette”

28 maggio 2019 Articolo 53: “Anche le donne pagano le tasse”

29 maggio 2019 Articolo 55:”Le donne in Parlamento”

30 maggio 2019 Articolo 92:”Le donne nel Governo”

30 maggio 2019 Articolo 83: “Avremo mai una Presidente della Repubblica?”

2 giugno 2019: Festa della Repubblica con la #CostituzioneDelleDonne!

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