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La #CostituzioneDelleDonne Articolo 33: Le insegnanti nella scuola e nell’Università

di Giovanna Badalassi | 15 Maggio 2019

Nella Costituzione il ruolo della scuola nella nostra società viene descritto all’Articolo 33 relativo all’Istituzione scolastica e l’Articolo 34 dedicato agli studenti e al diritto allo studio.

Nell’Articolo 33 il primo comma sottolinea come “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, mentre dal secondo al sesto comma si definisce il perimetro di azione dell’istruzione scolastica: le norme generali e le scuole statali per tutti gli ordini e gradi (comma 2), la libertà per enti e privati di istituire scuole private senza oneri per lo Stato (comma 3), la parità di trattamento nella definizione di diritti e obblighi per le scuole private rispetto a quelle statali (comma 4), la previsione dell’esame di stato (comma 5), il diritto per l’Università e le Istituzioni di alta cultura di darsi ordinamenti autonomi, sempre nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato (comma 6).

Anche questo articolo, come molti altri della Costituzione, rappresenta un chiaro slancio verso la democrazia dopo il ventennio fascista

che aveva fortemente condizionato la libertà di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado piegandola ai valori, finalità e retorica della dittatura. Si arrivò fino all’imposizione del giuramento di fedeltà al fascismo nelle Università, pena la perdita della cattedra (Regio decreto n. 1227 del 28/08/1931), al quale non aderirono solo 15 docenti su un totale di 1.251.

La storia delle insegnanti nell’istituzione scolastica italiana

iniziò dalla progressiva presenza delle donne negli ordini scolastici più bassi dove è maggiore quell’impegno alla cura che culturalmente si ritiene più adatto alle “caratteristiche femminili”. Nacque così nell’800 la figura della “maestra”, così ben descritta da De Amicis nel 1866 nel romanzo “Cuore”.

L’insegnamento rappresentò in Italia una delle vie principali per l’emancipazione e l’affermazione dei diritti delle donne, soprattutto per quelle appartenenti alle classi medie che poterono in questo modo conquistarsi un ruolo sociale ed un’autonomia economica anche al di fuori del matrimonio. E’ grazie a questo status sociale e a questa consapevolezza delle maestre che si devono, tra l’altro, le prime iniziative di associazionismo femminista in Italia: “La prima categoria di donne a organizzarsi fu quella delle maestre: esponenti dell’emergente ceto medio, dotate di buona cultura e di una relativa autonomia di movimento, queste donne ambivano alla parità salariale e, più in generale, a un maggiore riconoscimento sociale. Molte di loro furono tra le fondatrici e tra le prime iscritte di associazioni quali l’Unione femminile nel 1899”

Se la figura della maestra venne piuttosto accettata sin dall’epoca risorgimentale, per le donne che ambivano ad insegnare negli ordini superiori, invece, la ghettizzazione nelle sole scuole femminili e una quasi totale esclusione dall’Università durarono a lungo:

nel 1900 ad esempio in Italia c’erano solo 5 professoresse che insegnavano nelle scuole maschili superiori. Nonostante gli ostacoli, il numero di donne insegnanti nelle scuole superiori aumentò nel tempo: nel 1913 le professoresse erano il 24% del totale del corpo docente alle superiori, il 34% nel 1920-21, mentre la prima cattedra universitaria per una donna arrivò solo nel 1908.

Gli ostacoli all’ingresso delle donne nell’istituzione scolastica superiore raggiunsero il momento peggiore con le leggi fasciste che nel 1923 vietarono alle donne di diventare presidi di istituti superiori, nel 1940 di diventare presidi di scuola media. Nel 1926 le donne vennero escluse dai concorsi per l’insegnamento negli istituti superiori femminili, mentre specifici privilegi di sesso in favore dei maschi furono previsti anche per contenere il numero delle maestre nella scuola elementare.

Dopo la Costituzione anche il sistema dell’istruzione cambiò parecchio, e le donne ritrovarono il loro posto nella scuola italiana, diventandone sempre più protagoniste.

Oggi la situazione delle donne nell’insegnamento è molto cambiata, con anche delle conseguenze forse non previste ai tempi della Costituzione.

Le donne sono infatti attualmente presenti negli ordinamenti scolastici in numero preponderante: dei 737.243 insegnanti a tempo indeterminato censiti dal Miur al 04/03/2019, le donne rappresentano l’82%, 609.244 contro 127.999 insegnanti uomini.

Il legame con la dimensione di cura rimane però ancora fortemente condizionante, tanto che la presenza delle insegnanti negli ordini scolastici diminuisce al ridursi dei bisogni di cura degli allievi: esse rappresentano infatti il 99,3% del corpo docente della scuola dell’infanzia, il 96% della scuola primaria, il 78,2% della scuola secondaria di primo grado, il 65,7% della scuola secondaria di secondo grado.

Tra i motivi che spiegano il forte investimento delle donne in questa professione, oltre all’interesse per l’istruzione, si citano spesso gli stereotipi di genere sulla maggiore propensione alla cura condivisi dalle stesse donne, un elevato livello di approvazione sociale, e la possibilità di un buon equilibrio nei tempi di vita e di lavoro. Nell’allontanamento degli uomini dall’insegnamento si può invece citare il basso livello salariale che rende preferibili altri tipi di carriere.

Si tratta di uno squilibrio di genere notevole, tra i maggiori in Europa, che ha portato anche a porre la questione delle “quote azzurre” nella scuola, evidenziando come la carenza di insegnanti maschi possa perpetuare culturalmente nei ragazzi lo stereotipo di genere che vede le donne più propense ai ruoli di cura, oltre al far venire meno figure di riferimento maschili negli studenti maschi.

La situazione dell’Università quanto a presenza di donne è un’ulteriore conferma di queste dinamiche. In questo caso, infatti, venendo meno l’aspetto della cura in favore di quello dell’istruzione propedeutica al mondo del lavoro e dell’economia produttiva, la presenza delle donne cala drasticamente,

Un calo che è tanto più vistoso quanto più aumenta il prestigio e il potere del ruolo accademico: delle 67.917 persone che fanno parte del personale docente dell’Università le donne sono il 50,3% tra i titolari degli assegni di ricerca, il 46,6% dei ricercatori, il 37,5% dei professori associati, il 23,0% dei professori ordinari, fino ad arrivare alle 6 donne rettrici su un totale di 82 rettori delle università italiane, il 7,3%.

Anche la scelta delle materie insegnate ci offre un quadro degli squilibri di potere ancora presenti nell’Università italiana: le donne sono infatti il 37% del corpo docente nelle materie scientifiche, giuridiche ed economiche, e il 50% di quello impegnato nell’insegnamento delle materie umanistiche.

Quindi, a distanza di 72 anni dalla Costituzione, le donne stanno ancora combattendo per la propria libertà di insegnamento nell’istruzione accademica. Un impegno che si rivela fondamentale non solo in una visione antidiscriminatoria quanto nella maggiore possibilità per le donne di apportare le proprie prospettive e valori nei posti della cultura più alta, contribuendo alla vita democratica del paese in modo sempre più pieno e consapevole.

Il progetto La #Costituzionedelledonne: Che cosa rappresenta oggi per noi donne la Costituzione? Quanto ci sentiamo rappresentate, capite e considerate? Un articolo al giorno, per tutto il mese di maggio, perchè la Festa della Repubblica sia davvero per tutte e tutti.

Puoi leggere gli altri Articoli della #CostituzioneDelleDonne qui:

1 maggio 2019: La #CostituzioneDelleDonne, oggi

1 maggio 2019: Articolo 1: Ma l’Italia è una Repubblica fondata anche sul lavoro delle donne?”

2 maggio 2019 Articolo 2: “Quali sono i diritti inviolabili delle donne?”

3 maggio 2019 Articolo 3: “Anche le donne sono uguali di fronte alla legge?”

4 maggio 2019 Articolo 4: “Anche le donne hanno il diritto-dovere di lavorare?

5 maggio 2019 Articolo 9:  “La Repubblica promuove anche la cultura e la ricerca delle donne?”

6 maggio 2019 Articolo 10: “Il diritto di asilo delle donne straniere è diverso?”

7 maggio 2019 Articolo 11: “Che c’entrano le donne con la guerra?”

8 maggio 2019 Articolo 14: “L’inviolabilità del domicilio e la violenza contro le donne”.

9 maggio 2019 Articolo 18: “La libertà di associarsi delle donne”

10 maggio 2019 Articolo 21: “La libertà di parola delle donne”

11 maggio 2019 Articolo 29: “Il ruolo delle donne nel matrimonio e nella famiglia di oggi”

12 maggio 2019 Articolo 30: “Le donne e il diritto-dovere dei genitori di crescere i figli”13 maggio 2019 Articolo 31: “Quale famiglia deve promuovere la Repubblica? E quale maternità?”

13 maggio 2019 Articolo 31: “Quale famiglia deve promuovere la Repubblica? E quale maternità?”

14 maggio 2019 Articolo 32: “Il diritto di cura e di tutela della salute delle donne”

17 maggio 2019 Articolo 35: “La Repubblica tutela anche il lavoro delle donne?

18 maggio 2019 Articolo 36: “La retribuzione delle donne basta per un’esistenza libera e dignitosa?”

19 maggio 2019 Articolo 37: “Nel lavoro le donne hanno gli stessi diritti e retribuzione degli uomini?”

20 maggio 2019 Articolo 38: “Le donne hanno gli stessi diritti previdenziali e assistenziali degli uomini?”

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