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La #CostituzioneDelleDonne Articolo 30: le donne e il diritto-dovere dei genitori di crescere i figli

di Federica Gentile | 12 Maggio 2019

Articolo 30 della Costituzione: 
E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

L’Articolo 30 della Costituzione al comma 1 recita: “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”, con questo Articolo le madri ed i padri costituenti hanno inteso stabilire il principio per cui  entrambi i genitori hanno sia una responsabilità personale, relativa all’educazione ed istruzione dei figli, sia una responsabilità  patrimoniale, che comporta l’obbligo di mantenere figli/e, e nel caso in cui non sia possibile, l’Articolo 30 prevede che “Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.”

Al comma 3 l‘Articolo 30 della Costituzione recita: “La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima”. Questo principio è stato pienamente attuato solo nel 2012, con la legge 10 dicembre 2012, n. 219 e il decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 che equipara lo status giuridico di bambini e bambine impedendo la discriminazione di bambini/e nati al di  fuori dal matrimonio.

Infine, nell’ultimo comma l’Articolo 30 stabilisce che “La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità”; l’Articolo si concentra sulla paternità siccome l’accertamento della maternità è molto più semplice.

Chi educa ed istruisce i figli e le figlie?

Negli ultimi anni, la tendenza per entrambi i genitori è di passare più tempo con i propri figli rispetto a  cinquanta anni fa; secondo quanto riportato da Wired, infatti, “[…] nel 1965 le madri dedicavano una media giornaliera di 54 minuti per le attività ordinarie di cura dei bambini, mentre le mamme nel 2012 hanno dedicato quasi il doppio del tempo per le stesse attività, con circa 104 minuti al giorno. Il tempo trascorso dai padri con i loro figli, invece, è quasi quadruplicato:  nel 1965 i padri spendevano una media giornaliera di tempo di soli 16 minuti con i loro figli, mentre i padri di oggi arrivano a dedicargli quasi 59 minuti.” Come si evince dai dati, benché i padri abbiano fatto passi avanti, ci sono ancora forti disparità di genere nel tempo trascorso con i figli. In Italia gli uomini passano il 19,4% della loro giornata media nel lavoro retribuito, contro il  9,9% di del tempo passato delle donne, e ogni giorno le donne trascorrono il 21,7% del proprio tempo ad occuparsi del lavoro domestico e di cura, mentre gli uomini impiegano solo 7,6% del proprio tempo ad occuparsi della casa e/o di figlie e figli (Dati Istat 2014).  

Per quanto riguarda poi le specifiche attività svolte con i figli,  per l’aiuto nello svolgimento dei compiti l’indice di asimmetria tra l’impegno di uomini e donne è del 66,4%, e per le altre attività di cura (leggere, parlare con i figli, accompagnarli) è  del 61,5%.  Sono aumentati nel tempo i padri che si impegnano nell’aiutare con i compiti, arrivando al 5,2%, e le madri di conseguenza aiutano meno, passando dal 14,5% al 10,8%. Quindi, tornando al comma 1 dell’Articolo 30 della Costituzione, emerge come siano comunque ancora le donne responsabili per la maggior parte delle attività nella sfera domestica che riguardano l’istruzione e l’educazione di figli e figlie.

 Chi mantiene i figli?

Considerato il fatto che nel nostro paese le donne hanno ancora un tasso di occupazione basso (49,8%) specialmente al Sud, sono ancora gli uomini che contribuiscono maggiormente al mantenimento dei figli.

DI conseguenza, secondo dati Istat, il 94% delle separazioni con assegno di mantenimento è corrisposto dal padri. Questo dipende principalmente dal fatto che in generale le donne oltre ad essere impiegate meno fuori di casa tendono a guadagnare meno degli uomini, e spesso sono coloro che diminuiscono il proprio impegno lavorativo (o vi rinunciano del tutto) per accudire figli/e – questo si traduce quindi in una maggiore necessità da parte delle donne, di un assegno di mantenimento.  

I dati parlano chiaro: il tasso di occupazione delle donne con un figlio sotto i 6 anni è del 56,6% e diminuisce al crescere del numero dei figli : 52,3% con due figli, 38,3% con tre o più figli (dei quali almeno uno sotto i 6 anni, Eurostat 2017). Inoltre, le donne sono più povere: guadagnano mediamente a parità di lavoro 3.000 euro in meno degli uomini, mentre la loro ricchezza individuale è più bassa di quella maschile del 25%. Il rischio di povertà delle donne è del 21,4%, quello degli uomini del 19,4%. Quindi, come già avevamo osservato nel nostro post “Se il ddl Pillon è incompatibile con il principio di realtà, come si fa?” è evidente che provvedimenti quali l’eliminazione dell’assegno di mantenimento – come previsto dal decreto Pillon – danneggerebbero le madri separate e di conseguenza i loro figli/e.

Rileggendo l’Articolo 30 della Costituzione alla luce dell’attuale situazione politica e sociale del nostro paese, emerge come al di là della retorica focalizzata sulle famiglie (italiane!), manchino politiche di sostegno per le famiglie e per l’occupazione delle donne e  dei giovani che aiutino i genitori a mantenere, educare ed istruire figli e figlie. Per esempio, il bonus baby sitter e asili nido è stato recentemente abolito – anche se oggi Di Maio ha promesso un miliardo in aiuti alle famiglie –   ma è stata invece proposta dalla Lega una detrazione che spetterebbe alle coppie under 35 anni con un reddito dichiarato (nel 2018) pari a 23mila euro  per ammortizzare i costi sostenuti per il matrimonio religioso.

Il progetto La #Costituzionedelledonne: Che cosa rappresenta oggi per noi donne la Costituzione? Quanto ci sentiamo rappresentate, capite e considerate? Un articolo al giorno, per tutto il mese di maggio, perchè la Festa della Repubblica sia davvero per tutte e tutti.

Puoi leggere gli altri Articoli della #CostituzioneDelleDonne qui:

1 maggio 2019: La #CostituzioneDelleDonne, oggi

1 maggio 2019: Articolo 1: Ma l’Italia è una Repubblica fondata anche sul lavoro delle donne?”

2 maggio 2019 Articolo 2: “Quali sono i diritti inviolabili delle donne?”

3 maggio 2019 Articolo 3: “Anche le donne sono uguali di fronte alla legge?”

4 maggio 2019 Articolo 4: “Anche le donne hanno il diritto-dovere di lavorare?

5 maggio 2019 Articolo 9:  “La Repubblica promuove anche la cultura e la ricerca delle donne?”

6 maggio 2019 Articolo 10: “Il diritto di asilo delle donne straniere è diverso?”

7 maggio 2019 Articolo 11: “Che c’entrano le donne con la guerra?”

8 maggio 2019 Articolo 14: “L’inviolabilità del domicilio e la violenza contro le donne”.

9 maggio 2019 Articolo 18: “La libertà di associarsi delle donne”

10 maggio 2019 Articolo 21: “La libertà di parola delle donne”

11 maggio 2019 Articolo 29: “Il ruolo delle donne nel matrimonio e nella famiglia di oggi”

13 maggio 2019 Articolo 31: “Quale famiglia deve promuovere la Repubblica? E quale maternità?”

14 maggio 2019 Articolo 32: “Il diritto di cura e di tutela della salute delle donne”

15 maggio 2019 Articolo 33: Le insegnanti nella scuola e nell’Università

17 maggio 2019 Articolo 35: “La Repubblica tutela anche il lavoro delle donne?

18 maggio 2019 Articolo 36: “La retribuzione delle donne basta per un’esistenza libera e dignitosa?”

19 maggio 2019 Articolo 37: “Nel lavoro le donne hanno gli stessi diritti e retribuzione degli uomini?”

20 maggio 2019 Articolo 38: “Le donne hanno gli stessi diritti previdenziali e assistenziali degli uomini?”



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