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La #CostituzioneDelleDonne Articolo 34: Il diritto allo studio delle donne è diverso?

di Giovanna Badalassi | 16 Maggio 2019

Articolo 34 della Costituzione Il diritto allo studio delle donne è diverso?

L’Articolo 34 della Costituzione è dedicato al diritto-dovere allo studio degli italiani/e. Al primo comma definisce la scuola come “aperta a tutti”, al secondo comma prevede che “l’istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita”. Il terzo comma introduce il criterio del merito, riconoscendo che “i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” e il quarto prevede che “la Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

In antico l’istruzione era riservata alle classi più agiate e nobili, mentre a livello di popolo un’azione di alfabetizzazione di base veniva svolta dalla chiesa.

L’avvio della scuola elementare statale vera e propria in Italia viene fatto risalire al 1859 durante il Regno di Sardegna, due anni prima dell’Unità d’Italia.

L’Italia di quei tempi era un paese ancora rurale con tassi elevatissimi di analfabetismo di massa: nel 1861 erano analfabeti il 72% degli uomini e l’84% delle donne, con un divario che evidenziava la maggiore difficoltà per le donne ad accedere all’Istruzione. Il forte investimento del Regno d’Italia nell’istruzione, dovuto all’esigenza di formare una forza lavoro in grado di affrontare le sfide dell’ industrializzazione, portò, attraverso una serie di riforme progressive, a strutturare un sistema scolastico in grado di ridurre l’analfabetismo nel 1931 fino al 17% per gli uomini e al 24% per le donne.

Guardando la situazione di oggi, è difficile immaginare quanto sia stato difficile per le donne raggiungere il pieno accesso all’istruzione superiore,

ottenuto grazie ai movimenti femministi di fine ottocento e alle battaglie dei movimenti emancipazionisti dell’epoca guidati da figure quali Anna Maria Mozzoni o Anna Kuliscioff. La cultura dell’epoca era infatti fortemente patriarcale e voleva limitare il ruolo delle donne alla dimensione domestica che le voleva educate ma non istruite. Da qui le difficoltà di accesso all’istruzione tecnico-scientifica, e la possibilità per le “signorine” di frequentare solo scuole di tipo femminile. Eppure le battaglie delle donne ottennero dei risultati: ”nel 1874 venne permesso l’accesso delle donne ai licei e alle università, anche se in realtà continuarono ad essere respinte le iscrizioni femminili. Ventisei anni dopo, nel 1900, risultavano comunque iscritte all’università in Italia 250 donne, 287 ai licei, 267 alle scuole di magistero superiore, 1178 ai ginnasi e quasi 10.000 alle scuole professionali e commerciali. Quattordici anni dopo le iscritte agli istituti di istruzione media (compresi gli istituti tecnici) erano circa 100.000”.

Il Fascismo vanificò poi questi primi risultati con la riforma scolastica del 1924, elaborata dal Ministro Gentile, un uomo che riteneva che le donne non avessero “quella originalità del pensiero né quella ferrea vigoria spirituale” che sono “i cardini della scuola formativa e dello spirito superiore del paese”.

Per tale motivo, quindi, le madri e i padri costituenti si ritrovarono infine nel 1946 a ricostruire un intero paese sotto molteplici punti di vista, ivi incluso quello dell’accesso delle donne all’istruzione superiore, che venne a questo punto completamente liberalizzato.

Negli anni successivi le donne seppero valorizzare al massimo questa opportunità, investendo in massa nella propria istruzione.

Bisogna ammettere che oggi, 73 anni dopo la Costituzione, la voglia di studiare delle donne non si è ancora fermata, al punto che “Secondo il World Economic Forum, dai dati dell’annuale rapporto sul Global Gender Gap, l’Italia è la prima al mondo per numero di donne che si iscrivono in università e percorsi di formazione terziari”. Si può dire quindi che, tra tutti gli indicatori che possono descrivere i progressi nell’empowerment femminile in Italia quello dell’Istruzione è quello che evidenzia il successo più eclatante: le donne si laureano infatti in numero maggiore dei maschi (il 57,8% dei laureati sono donne).

Un investimento nell’istruzione che, nonostante le difficoltà, per le donne vale ancora la pena fare:

infatti, se il tasso di occupazione delle laureate tra i 15 e i 64 anni (75,3%) rimane ancora inferiore a quello degli uomini laureati (83,5%), la differenza con il tasso di occupazione delle donne con titoli di studio inferiore è comunque evidente: 32,5% è il tasso di occupazione delle donne che hanno la  licenza media inferiore, 55% quello delle donne con il diploma (Istat 2018). Anche nell’eventualità che possano avere uno o più figli le laureate risultano avvantaggiate: il tasso di occupazione di una madre laureata con due figli è dell’80,2%, se è diplomata è del 59,5%, se ha titoli di studio inferiori al diploma è del 34,7% (Eurostat, 2018).

Ciononostante permangono alcuni gap nella scelta degli indirizzi di studio che penalizzano ancora le possibilità per le donne di entrare nel mercato del lavoro e di affermarsi.

La scelta degli indirizzi di studio delle donne rimane infatti ancora piuttosto condizionata da stereotipi femminili tradizionali che le spinge a preferire materie e facoltà umanistiche più difficilmente poi inseribili nel mercato del lavoro: le laureate in corsi di laurea umanistici sono l’80,3%, quelle nei corsi di laurea scientifici sono il 32,4%, in quelli ingegneristici il 24,7%. Corsi di laurea nei quali le donne prevalgono anche se in proporzioni di sostanziale equilibrio sono invece quelle dei gruppi economico-giuridici (55,7%), del gruppo medico (65,7%), chimico-farmaceutico (65,9%),  e di architettura (54,0%)

Anche questo indicatore è comunque in via di miglioramento anche grazie alle campagne di sensibilizzazione per promuovere le materie scientifiche e tecniche (STEM) tra le giovani ragazze.

L’Articolo 34 della Costituzione è dedicato al diritto-dovere allo studio degli italiani/e. Al primo comma definisce la scuola come “aperta a tutti”, al secondo comma prevede che “l’istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita”. Il terzo comma introduce il criterio del merito, riconoscendo che “i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” e il quarto prevede che “la Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

In antico l’istruzione era riservata alle classi più agiate e nobili, mentre a livello di popolo un’azione di alfabetizzazione di base veniva svolta dalla chiesa.

L’avvio della scuola elementare statale vera e propria in Italia viene fatto risalire al 1859 durante il Regno di Sardegna, due anni prima dell’Unità d’Italia.

L’Italia di quei tempi era un paese ancora rurale con tassi elevatissimi di analfabetismo di massa: nel 1861 erano analfabeti il 72% degli uomini e l’84% delle donne, con un divario che evidenziava la maggiore difficoltà per le donne ad accedere all’Istruzione. Il forte investimento del Regno d’Italia nell’istruzione, dovuto all’esigenza di formare una forza lavoro in grado di affrontare le sfide dell’ industrializzazione, portò, attraverso una serie di riforme progressive, a strutturare un sistema scolastico in grado di ridurre l’analfabetismo nel 1931 fino al 17% per gli uomini e al 24% per le donne.

Guardando la situazione di oggi, è difficile immaginare quanto sia stato difficile per le donne raggiungere il pieno accesso all’istruzione superiore,

ottenuto grazie ai movimenti femministi di fine ottocento e alle battaglie dei movimenti emancipazionisti dell’epoca guidati da figure quali Anna Maria Mozzoni o Anna Kuliscioff. La cultura dell’epoca era infatti fortemente patriarcale e voleva limitare il ruolo delle donne alla dimensione domestica che le voleva educate ma non istruite. Da qui le difficoltà di accesso all’istruzione tecnico-scientifica, e la possibilità per le “signorine” di frequentare solo scuole di tipo femminile. Eppure le battaglie delle donne ottennero dei risultati: ”nel 1874 venne permesso l’accesso delle donne ai licei e alle università, anche se in realtà continuarono ad essere respinte le iscrizioni femminili. Ventisei anni dopo, nel 1900, risultavano comunque iscritte all’università in Italia 250 donne, 287 ai licei, 267 alle scuole di magistero superiore, 1178 ai ginnasi e quasi 10.000 alle scuole professionali e commerciali. Quattordici anni dopo le iscritte agli istituti di istruzione media (compresi gli istituti tecnici) erano circa 100.000”.

Il Fascismo vanificò poi questi primi risultati con la riforma scolastica del 1924, elaborata dal Ministro Gentile, un uomo che riteneva che le donne non avessero “quella originalità del pensiero né quella ferrea vigoria spirituale” che sono “i cardini della scuola formativa e dello spirito superiore del paese”.

Per tale motivo, quindi, le madri e i padri costituenti si ritrovarono infine nel 1946 a ricostruire un intero paese sotto molteplici punti di vista, ivi incluso quello dell’accesso delle donne all’istruzione superiore, che venne a questo punto completamente liberalizzato.

Negli anni successivi le donne seppero valorizzare al massimo questa opportunità, investendo in massa nella propria istruzione.

Bisogna ammettere che oggi, 73 anni dopo la Costituzione, la voglia di studiare delle donne non si è ancora fermata, al punto che “Secondo il World Economic Forum, dai dati dell’annuale rapporto sul Global Gender Gap, l’Italia è la prima al mondo per numero di donne che si iscrivono in università e percorsi di formazione terziari”. Si può dire quindi che, tra tutti gli indicatori che possono descrivere i progressi nell’empowerment femminile in Italia quello dell’Istruzione è quello che evidenzia il successo più eclatante: le donne si laureano infatti in numero maggiore dei maschi (il 57,8% dei laureati sono donne).

Un investimento nell’istruzione che, nonostante le difficoltà, per le donne vale ancora la pena fare:

infatti, se il tasso di occupazione delle laureate tra i 15 e i 64 anni (75,3%) rimane ancora inferiore a quello degli uomini laureati (83,5%), la differenza con il tasso di occupazione delle donne con titoli di studio inferiore è comunque evidente: 32,5% è il tasso di occupazione delle donne che hanno la  licenza media inferiore, 55% quello delle donne con il diploma (Istat 2018). Anche nell’eventualità che possano avere uno o più figli le laureate risultano avvantaggiate: il tasso di occupazione di una madre laureata con due figli è dell’80,2%, se è diplomata è del 59,5%, se ha titoli di studio inferiori al diploma è del 34,7% (Eurostat, 2018).

Ciononostante permangono alcuni gap nella scelta degli indirizzi di studio che penalizzano ancora le possibilità per le donne di entrare nel mercato del lavoro e di affermarsi.

La scelta degli indirizzi di studio delle donne rimane infatti ancora piuttosto condizionata da stereotipi femminili tradizionali che le spinge a preferire materie e facoltà umanistiche più difficilmente poi inseribili nel mercato del lavoro: le laureate in corsi di laurea umanistici sono l’80,3%, quelle nei corsi di laurea scientifici sono il 32,4%, in quelli ingegneristici il 24,7%. Corsi di laurea nei quali le donne prevalgono anche se in proporzioni di sostanziale equilibrio sono invece quelle dei gruppi economico-giuridici (55,7%), medici (65,7%), chimico-farmaceutici (65,9%),  ed architettura (54,0%)

Anche questo indicatore è comunque in via di miglioramento anche grazie alle campagne di sensibilizzazione per promuovere le materie scientifiche e tecniche (STEM) tra le giovani ragazze.

Il progetto La #Costituzionedelledonne: Che cosa rappresenta oggi per noi donne la Costituzione? Quanto ci sentiamo rappresentate, capite e considerate? Un articolo al giorno, per tutto il mese di maggio, perchè la Festa della Repubblica sia davvero per tutte e tutti.

Puoi leggere gli altri Articoli della #CostituzioneDelleDonne qui:

1 maggio 2019: La #CostituzioneDelleDonne, oggi

1 maggio 2019: Articolo 1: Ma l’Italia è una Repubblica fondata anche sul lavoro delle donne?”

2 maggio 2019 Articolo 2: “Quali sono i diritti inviolabili delle donne?”

3 maggio 2019 Articolo 3: “Anche le donne sono uguali di fronte alla legge?”

4 maggio 2019 Articolo 4: “Anche le donne hanno il diritto-dovere di lavorare?

5 maggio 2019 Articolo 9:  “La Repubblica promuove anche la cultura e la ricerca delle donne?”

6 maggio 2019 Articolo 10: “Il diritto di asilo delle donne straniere è diverso?”

7 maggio 2019 Articolo 11: “Che c’entrano le donne con la guerra?”

8 maggio 2019 Articolo 14: “L’inviolabilità del domicilio e la violenza contro le donne”.

9 maggio 2019 Articolo 18: “La libertà di associarsi delle donne”

10 maggio 2019 Articolo 21: “La libertà di parola delle donne”

11 maggio 2019 Articolo 29: “Il ruolo delle donne nel matrimonio e nella famiglia di oggi”

12 maggio 2019 Articolo 30: “Le donne e il diritto-dovere dei genitori di crescere i figli”

13 maggio 2019 Articolo 31: “Quale famiglia deve promuovere la Repubblica? E quale maternità?”

13 maggio 2019 Articolo 31: “Quale famiglia deve promuovere la Repubblica? E quale maternità?”

14 maggio 2019 Articolo 32: “Il diritto di cura e di tutela della salute delle donne”

15 maggio 2019 Articolo 33: “Le insegnanti nella scuola e nell’Università”

16 maggio 2019 Articolo 34: “Il diritto allo studio delle donne è diverso?”

17 maggio 2019 Articolo 35: “La Repubblica tutela anche il lavoro delle donne?”

18 maggio 2019 Articolo 36: “La retribuzione delle donne basta per un’esistenza libera e dignitosa?”

19 maggio 2019 Articolo 37: “Nel lavoro le donne hanno gli stessi diritti e retribuzione degli uomini?”

20 maggio 2019 Articolo 38:”Le donne hanno gli stessi diritti previdenziali e assistenziali degli uomini?”

21 maggio 2019 Articolo 39: “Il ruolo delle donne nei sindacati”

22 maggio 2019 Articolo 41: “L’imprenditoria delle donne”

23 maggio 2019 Articolo 42: “La proprietà privata delle donne”

24 maggio 2019 Articolo 45: “Le donne nella cooperazione e nell’artigianato”

25 maggio 2019 Articolo 48: “Le donne elettrici”

26 maggio 2019 Articolo 49: “Le donne nei partiti”

27 maggio 2019 Articolo 51:”Le donne elette”

28 maggio 2019 Articolo 53: “Anche le donne pagano le tasse”

29 maggio 2019 Articolo 55:”Le donne in Parlamento”

30 maggio 2019 Articolo 92:”Le donne nel Governo”

30 maggio 2019 Articolo 83: “Avremo mai una Presidente della Repubblica?”

2 giugno 2019: Festa della Repubblica con la #CostituzioneDelleDonne!

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