
La misoginia (l’odio, il disprezzo verso le donne) è una realtà con cui purtroppo dobbiamo fare i conti ogni giorno: dall’hate speech online ai femminicidi, gli esempi non mancano. Tuttavia, si parla molto meno del fatto che molte donne, in modo inconscio, hanno interiorizzato la misoginia; questa misoginia interiorizzata, si può esprimere in sei comportamenti diversi:
- Impotenza: le donne credono di essere più limitate e meno capaci di quanto non siano in realtà;
- Oggettificazione: le donne si vedono attraverso lo sguardo maschile, come oggetti;
- Perdita di sé: le donne non riconoscono o sacrificano i propri bisogni e desideri per le altre persone;
- Invalidazione: le donne tendono a sminuire i propri sentimenti e pensieri;
- Denigrazione: le donne usano la critica verso altre donne come una forma di rinforzo dei ruoli di genere;
- Competizione tra donne: che si traduce in una sorta di “guerra tra poveri” in cui le donne si incolpano a vicenda per le risorse limitate e le difficoltà imposte dal sessismo
Quali sono le conseguenze di questa misoginia interiorizzata? A livello individuale si traduce in una salute mentale non ideale; per esempio, l’oggettificazione del proprio corpo può rendere più vulnerabili disturbi alimentari. Le conseguenze negative si intensificano poi quando si guarda ad altre dimensioni dell’identità delle persone come l’origine etnica e l’orientamento sessuale.
Come riportato nel paper Internalized misogyny: the patriarchy inside our heads: “Le donne lesbiche, che già subiscono emarginazione e discriminazione a causa del loro orientamento sessuale, possono essere particolarmente vulnerabili agli effetti dannosi della misoginia interiorizzata a causa delle norme e delle aspettative sociali relative al genere e alla sessualità.”
Inoltre, la misoginia interiorizzata porta ad un rafforzamento degli stereotipi negativi e dei ruoli di genere tradizionali che indeboliscono le donne come gruppo, e se guardiamo all’aspetto economico, la misoginia può interiorizzata può tradursi in scelte di carriera dettate dall’insicurezza, in un peggiore equilibrio tra vita/lavoro dovuta al fatto di che “in fondo le donne dovrebbero stare a casa”, al non sostenere la leadership delle altre donne, a perpetuare modelli di leadership che non beneficiano le altre donne e a minare di fatto il potenziale di solidarietà tra le altre donne.
Detto questo, non si tratta di colpevolizzarsi, ma di riconoscere determinati comportamenti che ci portano a giudicare noi stesse e le altre donne attraverso la lente del patriarcato, di cui (secondo, per esempio, la filosofa Kate Manne) la misoginia è il “braccio armato”. La consapevolezza è il primo passo per sradicare il praticato dentro di noi, per realizzare il proprio potenziale, e per sostenere le altre donne.

