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Gender Equality Index 2021

di Federica Gentile | 2 Novembre 2021

Gender Equality Index 2021 – Italia

E’ uscito da poco il Gender Equality Index 2021, che misura la parità di genere in Europa e nei paesi membri, e anche quest’anno, i grandi progressi (e pure quelli medi) li rimandiamo. Tanto la parità di genere mica è importante. “Applaudiamo” quindi un po’ sconsolate all’incremento della parità di genere in Europa, + dal 0,6% dal 2020.

In cima alla classifica del Gender Equality Index abbiamo i soliti sospetti: Svezia e Danimarca, con la new entry dell’Olanda, che ha superato la Finlandia e la Francia. Sono migliorate oltre all’Olanda, secondo l’EIGE, il Lussemburgo e la Lituania, e la Slovenia è stato l’unico paese in cui la situazione è peggiorata.
Nel dettaglio, i punteggi più elevati si registrano per la salute (87,8/100) perché le donne vivono più a lungo ed in generale adottano comportamenti più virtuosi legati alla salute. Anche nel settore del denaro , con un punteggio pari a 82,4, non si fa malissimo, almeno in Europa. Se si guarda un po’ più in dettaglio, si vede che comunque le più svantaggiate dal punto di vista economico sia come reddito percepito che come rischio di povertà sono le madri single.

Per quanto riguarda il lavoro, il punteggio europeo è di 71,6 punti su 100: il tasso di occupazione delle donne europee è del 41% contro il 57% degli uomini; la vita lavorativa degli uomini è più lunga (38 anni) contro i 33 delle donne e rimane molto alta la segregazione occupazionale: le donne rimangono concentrate in settori legati alla cura e all’istruzione; dove abbiamo 30% donne e 8% uomini.

Punteggio superiore ai 50 punti,ma non eccezionale per la variabile tempo (64,9) e qui tanto lo si sa: le donne hanno meno tempo rispetto agli uomini. Ovunque in Europa, e nel mondo e dedicano più tempo al lavoro di cura. Il dato deprimente per la categoria è che il 78% delle donne europee fa ogni giorno almeno un’attività legata alla cura della casa contro il 32% degli uomini europei. Anche per l’istruzione arriviamo intorno ai 60 punti, con un punteggio di 62,7. E a guardare alcuni dati, la situazione non sembrerebbe poi drammatica: le donne si laureano più degli uomini e comunque continuano poi con la formazione (parliamo di 1 punto percentuale di differenza, eh) ma poi la segregazione di genere negli studi da’ evidentemente una mazzata notevole alla categoria: donne concentrate nell’arte, istruzione e scienze umane (43% e 21% uomini) che sono materie bellissime, eh, ma purtroppo pagate meno (in parte anche perché viste come materie “femminili” e quindi inferiori).

Infine, la categoria in cui l’Europa fa peggio in termini di parità: il potere, con 55 punti su 100. Anzi i poteri: politico, economico e sociale. Si è veramente in poche al potere nei parlamenti e nei governi europei (58,5/100), deteniamo poco potere economico (48/100), e per quanto riguarda il potere sociale siamo intorno ai 58 punti su 100.

Insomma, Europa non proprio bocciata, ma non si impegna. E l’Italia? Fa peggio della media europea, con un punteggio di 63,8. Facciamo abbastanza male per quanto riguarda il potere (52,2/100), la conoscenza e il tempo (59 punti), seguiti da lavoro (63,7 punti) che è un tasto dolentissimo, per cui siamo all’ultimo posto in Europa. Un po’ migliore la situazione denaro, (79, 4) e facciamo molto bene in salute, come del resto l’Europa, con 88,4 punti.

Questi punteggi ci piazzano al numero 14 della classifica dei paesi europei, e anche se dal 2010 abbiamo migliorato il nostro punteggio di 10,5 punti, e di 7 posizioni, per quanto riguarda dal 2018 non abbiamo fatto passi avanti e siamo anzi scesi di un posto. Siamo peggiorati soprattutto per via del settore della conoscenza, e anche la segregazione di genere nell’istruzione è molto peggiorata, comportando un peggioramento di 6 punti percentuali. Siamo invece migliorati nel settore del potere, un miglioramento che ci ha fatto salire di ben otto posizioni dal

Nel 2021- e se continua così, ancora per qualche anno – diamo la colpa al Covid.

Ma poi?

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