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Conoscere la violenza economica 3a puntata: l’impatto della violenza economica sulle vittime

di Giovanna Badalassi | 8 Novembre 2022

Continuiamo il nostro ciclo di articoli per approfondire il tema della violenza economica. Dopo aver definito la violenza economica nella prima puntata, e visto come la povertà può rappresentare un fattore di rischio nella seconda puntata, oggi ragioniamo dell’impatto della violenza economica sulle vittime.

La violenza economica riguarda il controllo della capacità di qualcun altro di acquisire, usare e mantenere le risorse finanziarie.

Si accompagna molto frequentemente alla violenza da partner, sia fisica che sessuale, anche se si può manifestare anche autonomamente.

La violenza economica sulle donne è stata inizialmente inserita nell’ambito della violenza psicologica, della quale hanno fatto cenno sia  la  Raccomandazione CEDAW Nr. 19 del 1992  che la dichiarazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni unite del 1993. Più di recente, la Convenzione di Istanbul, ha compiuto un passo avanti ulteriore, includendo all’Articolo 3 anche il danno economico come parte della violenza contro le donne e da partner in particolare.

Presupposti, sintomi e conseguenze della violenza economica si possono osservare prima, durante e dopo episodi di  violenza domestica

sulla donna e, indirettamente, anche sui suoi figli in termini di conseguenze indirette. Già prima di arrivare a manifestazioni di violenza da partner si possono determinare condizioni di fragilità nel rapporto che creano i presupposti per la violenza economica: rinunciare al lavoro, ad avere un conto corrente separato, ad esempio, sono scelte che riducono l’empowerment delle donne e le privano di quegli strumenti di autonomia finanziaria che si possono poi tradurre in violenza economica vera e propria come  strumento di controllo da parte del maltrattante.

La violenza economica rappresenta quindi uno degli 8 comportamenti controllanti individuati dalla letteratura

ben rappresentati dalla “Ruota del Potere e del Controllo” [1], con i quali può coesistere contemporaneamente, con diversi gradi di intensità, gravità e durata.

A titolo di esempio, basti ricordare che una ricerca inglese ha dimostrato come le donne abbiano una probabilità di subire violenza domestica tre volte e mezza superiore se non riescono ad avere la disponibilità immediata di 100£.

L’elenco dei comportamenti violenti riconducibili alla dimensione economica

è molto ampio ed articolato. A titolo non esaustivo si possono citare:

ACQUISIRE LE RISORSE: Violenza economica legata al lavoro e alla capacità di ottenere altre risorse economiche, che si manifesta quando la violenza subita impedisce alla vittima di guadagnare o di accedere a benefici economici pubblici. Esempi possono essere: impedire alla vittima di avere un lavoro, pretendere che la vittima lasci il proprio lavoro, impedirle di cercare un lavoro e/o di partecipare ad un colloquio di lavoro, molestare la vittima al lavoro, impedirle di accedere alla formazione o di accedere a benefici di welfare di carattere monetario.

USARE LE RISORSE  Violenza economica legata all’impossibilità di accedere alle risorse finanziarie. Esempi in questo caso possono essere: decidere quando o come la vittima può avere accesso o usare i contanti, conti bancari o carte di credito, forzare la vittima a dare soldi, bancomat o carte di credito  all’abusante, esigere che il prestito, mutuo o altre proprietà siano intestati solo all’abusante, usare il libretto degli assegni, il bancomat o la carta di credito della vittima senza il suo consenso.

MANTENERE LE RISORSE Violenza economica legata alla cura dei figli, trasferendo sulla vittima la responsabilità finanziaria legata al loro mantenimento. Tra gli esempi si possono ricordare: rifiutare di contribuire alle spese familiari o altre spese legate ai figli, prolungare deliberatamente i procedimenti giudiziari, distruggere oggetti che devono poi essere riacquistati

MANTENERE LE RISORSE Violenza economica legata al debito forzato: si manifesta quando l’abusante compie transazioni finanziare forzate e senza in consenso della vittima. Esempi sono: chiedere carte di credito, ottenere prestiti o aprire conti in nome della vittima senza che queste lo sappiano o lo abbiano autorizzato, forzare la vittima ad ottenere prestiti, a firmare documenti finanziari, usare le minace o la forza fisica per convincere le vittime ad effettuare operazioni di credito, rifinanziare un mutuo per la casa o un prestito per la macchina senza l’approvazione della vittima.

La violenza economica può quindi avere delle conseguenze anche gravi,

in quanto può rappresentare una leva per impedire alla vittima di abbandonare un partner violento e  si può poi ancora perpetuare  dopo la fine di un rapporto violento, condizionando pesantemente la vita delle vittime anche a medio-lungo termine, nonché quella dei loro figli.

Nelle sue forme più estreme, la violenza economica, in abbinata alla violenza da partner, aumenta i rischi legati alla depressione e pensieri suicidi da parte della vittima, nonché i rischi di essere uccisa dal partner abusante.  

L’autonomia economica è quindi sia un fattore protettivo che una chiave di soluzione per far uscire le donne dalle situazioni di violenza:

una vittima di violenza che trovi un lavoro o ricominci a lavorare compie indubbiamente un primo passo verso l’autonomia, così come sono analogamente importanti i servizi che consentono ai nuclei familiari di donne e bambini vittime di violenza di provvedere alla propria sussistenza, in termini di alloggi e spese per vivere, per il tempo necessario a riconquistare l’autonomia.

Per quanto riguarda le  dimensioni quantitative del fenomeno,

la letteratura internazionale è piuttosto scarna sul tema, e soprattutto limitata a livello nazionale, in pochi paesi e condotta spesso sulle vittime che si sono rivolte ai servizi, ai quali accedono le vittime delle violenze più gravi, più che su un campione complessivo di donne vittime di violenza.

Nel mondo:

Negli USA le ricerche hanno rilevato come una percentuale tra il 94 e il 99% delle donne sopravvissute alla violenza domestica abbia subito anche violenza economica, una percentuale tra il 21 e il 60% delle vittime di violenza abbia lasciato il proprio lavoro per conseguenze legata agli abusi. Più in generale è stato stimato che le vittime di violenza domestica perdono ogni anno circa 8 milioni di giorni di lavoro pagato e che tra il 2005 e il 2006  a 130.000 vittime di stalking è stato chiedere di lasciare il lavoro a causa della loro vittimizzazione.

In un’altra indagine americana più puntuale nello stato di New York un questionario condotto su 25 organizzazioni di servizi per la violenza domestica, con un bacino di utenza di 25.000 vittime di violenza, ha fatto emergere come solo il 50% delle vittime fosse in grado di sostenere le spese di casa a seguito dell’abuso subito, mentre una su quattro, circa il 25%, avesse subito un furto da parte del partner violento, o si fosse vista negare l’accesso ai documenti personali o erano state controllate per la spesa, dovendo addirittura chiedere il permesso per spendere anche meno di 50$. La violenza economica ha avuto inoltre un impatto sulla stabilità finanziaria delle vittime, sia a breve che a lungo termine. Un quarto delle vittime è risultata inoltre gravata da debiti contratti dagli abusanti e non in grado di risparmiare, mentre una percentuale impossibilitata ad aprire un conto bancario oltre che penalizzata nei punteggi di affidabilità finanziaria. Più della metà delle vittime hanno perso la casa, il lavoro, e hanno ridotto la cura ai figli a causa della violenza economica.

In Europa:

Un progetto Europeo, WeGoProject, ha condotto uno studio in quattro paesi dell’unione (Italia, Bulgaria,Grecia e Spagna), coinvolgendo 552 donne seguite dai centri antiviolenza, dal quale è emerso che il  53% di queste ha dichiarato di aver subito qualche tipo di violenza economica, per il 22% sotto forma di  mancato accesso al reddito familiare, nel 19% dei casi nell’impossibilità di usare i soldi liberamente, nel 17% nel controllo delle spese da parte del partner, nel 16% dei casi nell’impossibilità di conoscere il reddito familiare, nel 10% dei casi nel mancato permesso di lavorare e nel 6% ne mancato permesso di fare formazione.

In UK la ONG Women’s Aid ha pubblicato nel 2019 un report annuale sulla violenza contro le donne con un focus specifico sulla violenza economica grazie al quale ha rilevato che circa il 31,9% delle vittime intervistate è stata controllata dall’abusante nell’accesso al denaro, un quarto che il partner non lasciava loro il denaro necessario per le necessità di base durante la loro relazione, un terzo che ha dovuto lasciare la casa a seguito della violenza subita o interrompere la relazione, e il 9% che si è trovata quindi senza casa a seguito dell’abbandono. Il 41% ha detto di avere contratto debiti a seguito della violenza subita, e circa un quarto ha perso regolarmente il sonno a causa delle preoccupazioni per tali debiti, il 56,1% che l’aver lasciato l’abusante ha avuto impatto anche sulla loro capacità di lavorare, e circa 2 su cinque che la violenza ha avuto un impatto negativo sulle loro prospettive di lavoro e/o guadagno nel medio-lungo termine.

In Italia

L’indagine Istat sulla sicurezza delle donne ha potuto svolgere un’analisi su un campione rappresentativo di tutta la popolazione femminile, dal quale è emerso che nel 2014 le donne in coppia tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenza economica sono l’1,4%, circa 230 mila donne, in diminuzione rispetto al 2% rilevato nella precedente rilevazione del 2006. Nello specifico,all’1,3% è stato impedito di lavorare dal partner, all’1,2% di gestire il denaro di famiglia, allo 0,9% di conoscere il reddito di famiglia, allo 0,8% di utilizzare il bancomat.


[1] La ruota del potere e del controllo è una rappresentazione visiva utilizzata per la prima volta nel 1984 negli USA, nell’ambito del Progetto DAIP (Progetto per l’Intervento negli abusi domestici) promosso a Duluth, Minnesota. Sulla base delle esperienze delle sopravvissute, individua un complesso di otto tipologie di comportamenti, rappresentate con una ruota, che è diventata lo strumento più utilizzato per comprendere anche a livello internazionale le dinamiche della violenza domestica ed è anche molto usato nella formazione professionale. Fonte: http://repository.londonmet.ac.uk/1482/1/Review-of-Research-and-Policy-on-Financial-Abuse.pdf

Photo by Salman Hossain Saif on Unsplash

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