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Conoscere la violenza economica per eliminarla 1° puntata – #8marzosempre

di Giovanna Badalassi e Federica Gentile | 8 Marzo 2022

Diciamolo, quest’anno l’8 marzo ricorre in un momento davvero cupo e tragico, dopo due anni di pandemia e con una drammatica guerra Ucraina-Russia alle nostre porte.

Per questo motivo è ancora più importante rimanere ancorate alla realtà della condizione femminile, cercando sfuggire dalle banalizzazioni e superficialità di solito così frequenti in questa occasione.

A Ladynomics abbiamo allora deciso di parlare di problemi specifici per le donne, con il solito taglio tecnico-economico che ci contraddistingue. Certo, useremo un approccio serio, così come lo sono questi problemi che non meritano di essere alleggeriti per essere più “comunicabili”.

Avrete voglia di leggerci? Questa è la nostra scommessa.

Iniziamo quindi oggi un ciclo di articoli sulla violenza economica, una delle forme di violenza più subdola ma particolarmente crudele per le molte, troppe donne, e i loro figli/e. che la subiscono.

Prima puntata: Definiamo cos’è la violenza economica

L’EIGE definisce la violenza economica come atti di controllo e monitoraggio del comportamento di una persona in termini di utilizzo e distribuzione di denaro, nonché la minaccia costante di negarle risorse economiche” . Per quanto il riconoscimento di questa forma di violenza sia più recente rispetto alle altre, è stata riconosciuta come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne – all’articolo 3 della Convenzione di Instanbul.

Si tratta di un tipo di violenza meno discusso e riconoscibile di altre forme di violenza anche dalle vittime stesse, e, come tutte le forme di violenza, discende da una visione stereotipata dei ruoli di genere e delle relazioni di potere in famiglia, per cui è considerato normale per gli uomini guadagnare e guadagnare in generale più delle donne e gestire il denaro e le decisioni finanziarie in famiglia.

Possiamo riconoscere la violenza economica in tre diversi ambiti: quello individuale, quello relazionale e quello comunitario e sociale.

Dal punto di vista individuale,

la scarsità di risorse economiche sia degli uomini che delle donne è un fattore di rischio per la violenza domestica, che si combina con altri fattori con un effetto moltiplicatore, creando un circuito vizioso spesso difficile da interrompere. Le preoccupazioni relative alla propria condizione economica possono essere per chi abusa un fattore di ulteriore esasperazione che può portare all’uso di violenza, ma anche lo status economico delle donne è un fattore di ulteriore vulnerabilità. Uno studio australiano ha ad esempio rilevato che le donne che si sono trovate in una peggiore condizione economica per via della pandemia sono maggiormente a rischio di violenza rispetto a donne la cui condizione economica non è peggiorata a seguito della pandemia.

Dal punto di vista relazionale

la violenza economica rappresenta nella dinamica di coppia una leva da parte degli uomini violenti per esercitare anche una forte pressione psicologica sulla partner che viene condizionata e controllata nella scelta ad esempio di lavorare e quindi di acquisire, usare e mantenere le risorse finanziarie. A questo proposito è importante sottolineare che in Italia il 48% delle donne che hanno studiato ma non hanno preso la maturità non ha un reddito personale: sono dipendenti economicamente da qualcuno quasi il 40% delle donne tra i 25 e i 44 anni e delle donne nella fascia di età 55 – 64 anni. Sono invece più protette dai rischi della violenza economica le donne laureate tra i 25 e i 44 anni, dal momento che per l’80% hanno un reddito personale grazie al loro elevato livello di istruzione.

Dal punto di vista comunitario e sociale

la dimensione privata e individuale/familiare è inserita all’interno di dinamiche pubbliche che riguardano il quartiere in cui si vive, il posto di lavoro, i servizi sul territorio ma anche l’aspetto macroeconomico legato alle politiche, alle strategie e ai programmi. Aspetti, quindi, sui quali il fattore economico della violenza incide nella considerazione del costo economico e sociale della violenza sulle donne nonché sull’impatto invece positivo degli investimenti pubblici nella prevenzione, cura e contrasto del fenomeno.

In generale il costo della violenza domestica nel nostro paese ammonta ogni anno a circa 17 miliardi di euro in termini di costi economici (salute, farmaci, giustizia, legali, ecc.), e di costi per esempio dovuti alla mancata produttività, e ai costi sociali.

L’aspetto economico gioca quindi un ruolo molto importante nel fenomeno della violenza contro le donne e bambini e bambine a più livelli, integrandosi o sovrapponendosi a tutti gli altri fattori, demografici, umani, educativi ecc. e andando a rappresentare uno degli elementi della multidimensionalità del fenomeno della violenza, sia contro le donne che contro i bambini e le bambine.

Vedremo nelle prossime puntate come conoscere meglio questo fenomeno, stay tuned!!

Seconda puntata: La povertà e la condizione economica come fattore di rischio per la violenza sulle donne e sui bambini/e

Terza puntata: L’impatto della violenza economica sulle vittime

Quarta puntata: Il costo sociale ed economico della violenza economica sulle vittime

Quinta puntata Lo SROI degli investimenti nella prevenzione e contrasto della violenza sulle donne e sui bambini/e

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