×

Halloween: Le streghe sono tornate per curarci (e sono cool!)

di Giovanna Badalassi | 30 Ottobre 2022

Ci siamo, come ogni anno arriva Halloween e abbiamo l’irrefrenabile desiderio di scrivere un post sulle streghe, le nostre antenate femministe, anche se pur sempre con un coté economico (altrimenti non saremmo Ladynomics, no?) E quindi eccoci qua, dopo aver già parlato  del legame tra streghe e capitalismo, oggi approfondiamo invece il rapporto tra l’antico e incompreso mestiere della strega e le professioni moderne legate alla farmacologia ed erboristeria.

Guarda caso, si tratta di professioni che parlano al femminile: le farmaciste, le erboriste, le ricercatrici e le professoresse in farmacologia ecc.

Vi siete mai chieste il perché? Halloween

Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad una “predisposizione di genere” collettiva, non certo di natura biologica ma di una millenaria responsabilità femminile nella cura dei familiari (e non) con i preparati naturali ed erboristici, antenati della farmacologia moderna. Un ruolo che noi donne esercitiamo ancora oggi in gran parte e che favorisce certo le scelte di studio e poi di carriera di tante di noi.

Eppure, la farmacologia è sempre stata dominio maschile, così come la medicina. Halloween

La storia che ci è stata tramandata fa infatti risalire a 7000 anni fa i primi preparati quasi sempre opera dell’ingegno degli uomini, a partire dalla medicina cinese, indiana ed egiziana, greca e romana, da quella monastica o conventuale del medioevo, araba o della scuola salernitana, per arrivare alla farmacologia moderna e dei primi farmaci di sintesi nel XIX secolo.

L’evoluzione storica della farmacia “ufficiale” è quindi sempre stata declinata al maschile in quanto prodotta dagli ambienti culturali e scientifici riservati alle classi abbienti e alle élite dalle quale le donne sono sempre state escluse, non avendo mai avuto accesso all’istruzione, se non in rare eccezioni.

L’arte informale di curare con preparati e rimedi naturali fatti di erbe e piante è invece stata una cultura empirica e orale coltivata per secoli da molte donne, Halloween

spesso analfabete, curatrici che si occupavano delle classi meno abbienti escluse dalla medicina ufficiale e che si tramandavano il sapere di madre in figlia. Il progredire scientifico e l’emergere del professionismo maschile ne ha poi screditato l’opera assimilandola alla stregoneria e superstizione, creando la figura immaginaria della “strega”, in realtà la curatrice del villaggio.

“Strega” deriva infatti “dal greco antico stryx, indica un uccello notturno come la civetta, animale legato alla dea  Atena, la divinità greca della saggezza e colei che donò ad Asclepio, dio della medicina, due fiale con il sangue di Medusa, in grado di curare tutte le malattie”.

L’iconografia della strega è infatti quella di una donna anziana mentre, ricurva, raccoglie le erbe per i preparati.

Un vero pericolo “sociale” ed una temibile concorrenza per il potere economico e sociale maschile dell’epoca che ha infatti dato origine alla caccia alle streghe[i] durata quasi quattro secoli, dal XV secolo fino al 1782, anno dell’ultima esecuzione.

La violenza di quel periodo nei confronti delle curatrici è stata tale che

per parecchio tempo il sapere curativo delle donne è rimasto chiuso all’interno delle famiglie e non è più emerso in una dimensione pubblica collettiva. Halloween

Nell’era moderna le donne, che hanno ottenuto il pieno accesso all’istruzione, sono quindi ritornate ad occuparsi di farmaci anche nella vita lavorativa e professionale appena ne hanno avuto l’opportunità, con un interesse cresciuto molto velocemente proprio perché già sedimentato in una cultura identitaria antica e tramandato da generazioni attraverso i modelli educativi familiari: se nel 1902 si laureò la prima donna farmacista in Italia, nel 1935 le donne iscritte a farmacia erano già 1.135, su un totale di 1.594, per arrivare alle 3.148 laureate del 2019, su un totale di 4.288 (Miur).

Questo retaggio storico e culturale spiega quindi oggi il forte interesse delle donne sia per tutto l’ambito farmacologico che per quello erboristico Halloween

nei diversi ruoli di consumatrici, professioniste di vendita, ricercatrici ecc., restituendo in una dimensione moderna un aspetto del ruolo di cura della salute che le donne hanno invero svolto per secoli.

Ad esempio nelle farmacie, che solo nel 2021 hanno fatturato 24,5 miliardi, vi è oggi un elevato tasso di femminilizzazione sia a livello imprenditoriale che lavorativo.

Secondo il rapporto annuale di Federfarma (2021), i titolari di farmacia e i soci di società titolari di farmacia sono complessivamente oltre 22.500, dei quali sono donne il 55% dei titolari e soci di società. Tra i 48.000 farmacisti che lavorano nelle farmacie, le donne raggiungono addirittura una presenza dell’80%.

Va da sé, quindi che anche i percorsi di studio per queste professioni siano altamente femminilizzati: sono infatti donne il 72,8% degli immatricolati e al 73,4% degli iscritti e dei laureati a farmacia (Miur).

E insomma, dopo tanti secoli di persecuzione e oscurità, possiamo dire che le streghe sono davvero tornate, stavolta alla luce del sole e accettate dal sistema.

Certo non tutte, eh, una parte di irreducibili della medicina alternativa hanno ancora oggi vita difficile, ma insomma, non così “tanto” difficile come quella delle streghe sulla pira.

Buon Halloween!


[i] Ehrenreich, B., English, D., & Feminist Press (1973). Witches, midwives, and nurses: A history of women healers.