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Chi sconfiggerà Donald Trump?

di Federica Gentile | 18 Settembre 2019

Elizabeth Warren e altri candidati alle primarie del partito democratico si confrontano in un dibattito.
(Photo credit : FREDERIC J. BROWN/AFP/Getty Images)

A Novembre del 2020 gli Stati Uniti avranno l’occasione di provare a liberarsi del semi dittatore razzista che attualmente scalda la sedia alla Casa Bianca. Ma già adesso è cominciata la campagna elettorale tra candidati e  candidate  alle primarie del Partito Democratico.


Infatti, a seguito delle primarie, verrà scelto colui/colei che deve battere Trump. Al momento ci sono tre candidate (quindi solo alcune  delle Magnifiche Cinque) e sette candidati, che giovedì scorso si sono confrontati/e nel corso del terzo dibattito.

Tra di essi, Joe Biden – ex vicepresidente di Obama –  è il candidato più mainstream, e anche quello più moderato, e secondo alcuni un po’ troppo debole – alcuni ritengono sarebbe ora di smettere di guardare ad Obama – di cui è stato vicepresidente – e cominciare a pensare ad una campagna elettorale che sia davvero sua. Nel dubbio, lui continua a proporsi come quello con più  chances di battere Trump. Come uomo bianco, e moderato, non sarebbe proprio una grande novità per il paese.

Tra le tre candidate, Kamala Harris, Amy, Klobuchar, e Elizabeth Warren, la Warren  sembra sia la candidata donna con maggiori possibilità di farcela alle primarie, infatti il 14% degli intervistati/a ritiene che dovrebbe essere la candidata del Partito Democratico per le elezioni presidenziali del 2020. Biden domina con il 30%, seguito da Sanders al 16%.

Elizabeth Warren non ha paura di collocarsi come candidata femminista: ha fermamente collocato la sua campagna anti corruzione nella tradizione di attiviste che si sono ribellate nel corso del tempo contro gli interessi economici e politici delle multinazionali. Non a caso ha svelato il suo piano anticorruzione nel luogo dove nel 1911 a New York sono morte – a seguito di un incendio –  numerose giovani  donne che lavoravano 12 ore al giorno in condizioni spaventose in laboratori dove si confezionavano vestiti.

Tornando al dibattito, per una  volta, le donne hanno parlato più degli uomini: purtroppo però i temi considerati “femminili” non hanno avuto granchè spazio: diritti riproduttivi delle donne, violenza di genere, e congedi parentali non sono stati discussi, ma ci si è concentrati su altri temi caldi, come il  controllo delle armi, sanità ed immigrazione.

Secondo esperti ed esperte, è Elizabeth Warren – che infatti è in ripresa – ad aver “vinto” il dibattito, acquistando il 2,4% di approvazione da parte dei votanti. La strada per le primarie è però ancora lunga, e speriamo che temi come l’uguaglianza di genere  e #MeToo vengano ampiamente discussi nei prossimi dibattiti.  

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