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Womenomics: dal Giappone al resto del mondo?

di Federica Gentile | 29 Marzo 2019

Donne giapponesi che camminano in una via di Osaka

Womenomics soluzione magica alla disuguaglianza tra uomini e donne? Ci piacerebbe molto, ma le cose, al solito, sono complicate.

Negli anni ’90 in Giappone il tasso di partecipazione delle donne alla forza lavoro era molto basso e così nacque l’idea di Womenomics, che come riportato da Fortune, è: “un metodo per incrementare il PIL incoraggiando la partecipazione femminile alla forza lavoro e combattendo le disparità nelle retribuzioni”. Quindi Womenomics punta a: 1) promuovere l’empowerment economico delle giapponesi e 2) combattere gli stereotipi di genere e far sì che i padri si prendessero più cura delle creature.

I risultati qualche dacade dopo: un tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro pari al 67%, legislazione a favore delle pari opportunità, ma ancora non siamo al Nirvana delle pari opportunità. Infatti, le donne sposate in Giappone, secondo quanto riportato da Fortune, passano 5 ore al giorno a fare lavori in casa, mentre gli uomini arrivano a 46 minuti, e la generosa politica di congedi di paternità stenta a decollare. I giapponesi non prendono il congedo principalmente perchè temono il giudizio dei colleghi.

I risultati però sono incoraggianti e soprattutto è incoraggiante l’impegno del governo, che si sta sforzando di sfidare gli stereotipi di genere, promuovere un migliore equilibrio vita/lavoro e l’empowerment femminile. Cosa piuttosto urgente per il Giappone, che ha un tasso di natalità basso, e la cui popolazione sta invecchiando.

Ci sarebbero altri paesi – ahem – nella stessa situazione, che farebbero bene a prendere spunto dal Giappone, invece che – per esempio- offrire terreni per fare il terzo figlio.

Fonte: Womenomics is flipping the script on men in Japan





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