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Aumenta la violenza contro le donne in politica

di Federica Gentile | 21 Gennaio 2022

In molte aree del mondo aumenta la violenza contro le donne in politica. Questa tendenza è segno di una reazione verso la sempre maggiore presenza e visibilità delle donne in politica, e rappresenta un ostacolo serio alla partecipazione delle donne alla politica.

I dati riportati dal Report Violence Targeting Women in Politics: Trend in Targets, Types, and Perpetrators of Political Violence rivelano che la violenza contro le donne in politica è aumentata in Africa, in Asia Centrale e Caucaso, in Europa, America Latina, Medio Oriente, Asia meridionale e Sud-Est asiatico. Dal 2020, tra i paesi più violenti contro le donne in politica ci sono Messico, Colombia, Cina, India, Brasile, Burundi, Myanmar, Afghanistan, Filippine e Cuba. Il report si concentra peraltro sui casi di “violenza politica” in cui le donne o le ragazze sono state specificamente prese di mira, vale a dire tutte le istanze in cui essere una donna era il motivo per cui queste donne sono state oggetto di violenza. La violenza politica contro le donne e le ragazze assume forme diverse a seconda del ruolo ricoperto dalle donne, e a seconda di dove vivono.

In Cina, le attiviste e coloro che difendono i diritti umani sono a maggior rischio, e spesso sono fatte sparire dalla polizia; in Messico, sovente le donne candidate a cariche pubbliche sono a maggior rischio di violenza, soprattutto da parte di agenti armati e di cartelli criminali. A maggio 2021, a Tocuaro, Guanajuato, uomini armati hanno sparato contro Saraí Figueroa, candidata come delegata locale per il Partido Verde Ecologista de México (PVEM).
In Afghanistan, i Talebani costituiscono una grave minaccia per le donne che si impegnano in politica, e soprattutto per coloro che ricoprono cariche governative: due donne giudice sono state uccise a Kabul nel gennaio del 2021.

Sul totale di casi di violenza politica contro le donne presi in considerazione dal report, l’8% delle vittime di violenza politica erano candidate a cariche pubbliche, il 12% politiche, il 24% erano sostenitrici di partiti politici, il 16% ufficiali del governo, il 2% donne votanti, ed il 38% attiviste/donne impegnate nella difesa dei diritti umani/leader di movimenti sociali. In Europa, le politiche hanno un rischio maggiore di violenza rispetto a quello globale (20% contro il 12%), e ben il 28% di questi casi di violenza hanno riguardato solo due paesi europei: la Svezia e la Moldavia. La forma di violenza contro le donne in politica più diffusa in Europa è la violenza di massa, per cui si arriva ad una percentuale del 39% contro un tasso globale del 7%; in Europa questo accade trasversalmente in vari paesi europei. Anche per la categoria “Esplosioni ed altre forme di violenza a distanza”, in Europa si registra una percentuali di eventi maggiore che in altre aree del mondo (7% contro l’ 1% a livello globale). Per quanto riguarda l’identità degli aggressori, in Europa sono le masse violente responsabili per il 19% di atti di violenza contro le donne in politica e i gruppi armati anonimi o non identificati sono responsabili per il 74% degli atti di violenza contro le donne.

Raccogliere dati relativi a questo fenomeno, e quindi comprendere quale sono i rischi specifici affontati dalle donne in quanto donne impegnate nella vita politica del loro paese è un passo fondamentale per rimuovere ostacoli importanti alla partecipazione politica delle donne.

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