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Un test contro la discriminazione

di Federica Gentile | 9 Aprile 2019

Tre uomini e una donna seduti intorno ad un tavolo.

Photo by Dylan Gillis on Unsplash

Che sia necessario e giusto e doveroso assumere (più) donne e non discriminarle sul lavoro è cosa risaputa, ma si sa anche che spesso la leadership è ancora al maschile e la cultura lavorativa è spesso poco propensa a valorizzare le donne. E allora che fare?

Per capire se, come colleghi  e capi maschi se si è in grado di creare una cultura lavorativa favorevole alle donne, evitando per esempio il mitico mainsplaining e le battute sessiste, secondo Matt Wallaert, scienziato comportamentista, si deve fare un piccolo test, vale a dire chiedersi se ci sono donne nella propria vita  che possono tranquillamente dare un feedback senza timore di ritorsioni.

Insomma, si hanno nella propria vita delle “confidenti di genere” che possano pronunciare le fatidiche parole “caro mio, stai facendo una cavolata/sei sessista/etc.”? Non una collega, ma una donna in famiglia o un’amica che da pari fa notare quando non si è particolarmente illuminati riguardo alle dinamiche di genere sul posto di lavoro può aiutare chi ancora non ce la fa.

Wallaert è molto specifico: le confidenti sulle questioni di genere devono proprio pronunciare la parola “bullshit” (=cavolate, detto in modo elegante). Certo, ci mancava ancora di dover pure prendersi la responsabilità di fare gli spiegoni sulla discriminazione sul posto di lavoro, come se non ci fossero informazioni in abbondanza sull’argomento, ma in mancanza di una vera e propria educazione di genere, tocca arrangiarsi perché come conclude Wallaert: “E’ ironico, il fatto che per gli uomini, qualunque cosa è meglio di quello che stanno facendo adesso. Onestamente, anche solo una maggiore presa di coscienza aiuterebbe”.

Fonte: This simple test assesses if men are being good gender allies

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