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Trump, gli uomini ed il Covid-19

di Federica Gentile | 4 Ottobre 2020

Ed ecco qua, che stanno cadendo come birilli: Trump che per un po’ ha dichiarato che il Covid-19 era un’invenzione, che in realtà non è così pericoloso, si è ammalato e piano piano vengono fuori i contagi dei suoi più stretti collaboratori e collaboratrici.

Come si dice: karma is a bitch. Ma in questo caso caso non è tanto il karma a colpire, quanto le conseguenze di una distorta visione della mascolinità. Abbiamo citato molte volte quello che – almeno negli USA – è piuttosto evidente: gli uomini usano le maschere meno delle donne. Un problema derivato dal fatto che la cura, per se stess* e per le altre persone, viene vista come un attributo femminile, e quindi non associato alla mascolinità tradizionale.

Durante il primo dibattito presidenziale Trump ha persino preso in giro Biden, dichiarando che lui mette la mascherina quando serve, invece Biden la mette dappertutto. E non era un complimento.

Tutto quello che viene associato alla sfera femminile viene considerato, nell’ambito di un certo tipo di mascolinità, come inferiore. E siccome la mascolinità è concepita come uno status precario che è costantemente minacciato dal rischio di non essere considerati (da altri uomini) come “abbastanza mascolini”, chi è vittima di questi condizionamenti si premura di esagerare i lati peggiori della mascolinità per evitare di perdere il proprio status di “vero uomo”.

Le conseguenze sono drammatiche. E lo sono per gli uomini in primis: i tassi di suicidio per gli uomini sono maggiori di quelli delle donne, e gli uomini meno delle donne si prendono cura della propria salute fisica e mentale – a meno che siano sposati. E non si stupisce nessuno se per le donne pare che non valga lo stesso.

Trump è un caso da manuale e macroscopico di questa mascolinità tossica (associata soprattutto a uomini bianchi ed etero) e delle sue conseguenze a livello sociale: sessismo, discriminazione delle persone LGBTQ+, e razzismo ne escono rafforzate. Le donne e soprattutto gli uomini gay (in quanto percepiti come femminili) sono disprezzati. Tutto ciò che è femminile è la negazione della mascolinità tradizionale, e gli uomini che appartengono alle minoranze etniche/razziali vengono visti come devianti; sono l’’altro” contro il quale ci si definisce come veri uomini.

Se Trump non fosse il presidente della “greatest country in the world” (ha.ha.ha.) sarebbe semplicemente un bullo come tanti altri, uno tra i tanti che tutt* incontriamo o abbiamo incontrato nella nostra vita. E invece, in questa zuppa di mascolinità ci sta anche che il presidente in diretta nazionale, di fronte a milioni di persone, si rivolga ad un gruppo di estrema destra, i Proud Boys, e dica: “stand back and stand by” che praticamente significa “state pronti ad agire – in caso di una presidenza Biden”.

Il riferimento ai gruppi di estrema destra, ed ai Proud Boys in particolare, cade a fagiolo. I Proud Boys si dichiarano pro “dude” (tipo, uomo) e a favore della civiltà occidentale, negando di essere razzisti. E fin qui, purtroppo sono simili ad altri gruppi. Ma quello che ci riporta alla mascolinità tossica sono un paio di ulteriori elementi: uno dei loro membri, Jason Kessler, l’organizzatore della manifestazione “Unite the Right” a Charlottesville – costata la vita ad una contromanifestante- ha dichiarato in un’ intervista che il fattore scatenante che l’ha spinto ad unirsi ai Proud Boys è stato il fatto che non ha ottenuto il lavoro che voleva e che (orrore!) una donna è stata scelta ad al suo posto.

Non solo, i Proud Boys hanno una regola, che pare stupida e trascurabile, ma che invece ci riporta ancora una volta alla storia della creazione del “vero uomo”.

I Proud Boys in teoria non dovrebbero dedicarsi alla masturbazione più di una volta al mese. Che pare una menata, ma se si guarda indietro nel tempo, in realtà ha una radice piuttosoto profonda.

Nella seconda metà del diciannovesimo secolo infatti, l’effetto combinato di industrializzazione e urbanizzazione ha portato da un lato all’impulso alla categorizzazione delle identità sessuali (precedentemente il focus non era sull’identità ma sugli atti sessuali) e dall’altro ad una definizione del tipo “appropriato” di comportamento sessuale per gli uomini (soprattutto borghesi), e questo comportamento non si soffermava troppo sullo stupro (visto più come un peccadillo, segno di poca civiltà), ma non permetteva omosessualità e masturbazione. Ne sa qualcosa Oscar Wilde, che per la sua omosessualità è finito in galera.  E alla luce di questo, la proibizione della masturbazione per un gruppo di estrema destra, dedicato alla difesa del maschio tradizionale, ha parecchio senso.

Questo è il desolato panorama statunitense. Certo non tutti gli uomini sono uguali e se dobbiamo guardare a uomini al potere, Obama certo era un modello di mascolinità meno stereotipato e aggressivo.
Rimane il fatto che se la pandemia ha esacerbato ed aggravato tutte le crisi, i problemi dovuti alla mascolinità tossica ci stanno investendo come un treno in corsa. Sta agli uomini cambiare le cose, perchè è un loro problema. 

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