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She Said: un film, due giornaliste e il #MeToo

di Federica Gentile | 26 Novembre 2022

Negli USA è uscito da pochi giorni il film “She Said” che racconta come Jodi Kantor and Megan Twohey, due giornaliste del New York Times, hanno lavorato all’articolo “Sexual Misconduct Claims Trail a Hollywood Mogul” che ha scatenato nel 2017 una conversazione globale sulle molestie e gli abusi sessuali sul posto di lavoro ed ha contribuito ad alimentare il movimento del #MeToo.

Il film è molto asciutto, e documenta tutta la fatica fatta dalle due giornaliste per corroborare i fatti che hanno portato alla pubblicazione dell’articolo; e se il film è molto sottotono, non lo è per nulla l’ondata di dolore collettivo che fa percepire, del “Che cosa sarebbe successo se”. Chi sarebbero, che cosa avrebbero fatto della propria vita queste donne se non avesssero incontrato Harvey Weinstein? Al di là dell’ingiustizia, dell’orrore di subire molestie o aggressioni sessuali, delle conseguenze sulla salute fisica e mentale, ambienti di lavoro – e società intere – non sanzionano in modo severo le molestie e sono quindi contesti in cui le vittime di questi abusi non possono esprimere se stesse ed i loro talenti.

A volte si sente dire, o si legge, che il #MeToo è andato troppo oltre, che è stata una caccia alle streghe, con vittime innocenti tra chi è stato accusato: ma in “She Said” viene sottolineata la fatica di parlare, di non essere credute, ed il fatto che alla fine quello che le donne del #MeToo hanno fatto è stato far sentire la propria voce, non sono state loro a giudicare i (relativamente pochi) uomini che hanno pagato per i loro abusi.

Uno dei pochi a finire in prigione, oltre a Harry Weinstein, che è stato condannato a 23 anni, è stato Bill Cosby, che si stima abbia abusato di circa 60 donne. E se si sapeva già di Bill Cosby all’inizio degli anni 2000, è stato solo dopo uno spettacolo di un comico americano, Hannibal Buress, che nel 2014 ha parlato di Cosby come di uno stupratore, che altre donne hanno trovato il coraggio di parlare di quello che hanno subito. Ci è voluto un uomo perché finalmente qualcosa si muovesse; Cosby è stato poi condannato a scontare da 3 a 10 anni di prigione, e dopo 3 anni, è attualmente libero.

Nel film emerge chiaramente un altro aspetto che riguarda le molestie e gli abusi sessuali: il potere. Harvey Weinstein aveva un potere immenso ad Hollywood e lo ha utilizzato a suo piacimento, ma la disparità di potere tra Weinstein e molte delle sue vittime (non tutte attrici famose) è solo il riflesso della disparità di potere tra uomini e donne nella nostre società. Società caratterizzate da un’alta disuguaglianza di genere, sono anche società dove sono più alti in generale i livelli di violenza degli uomini.

L’impatto del #MeToo non è facile da misurare, è in realtà un movimento che parte dall’inizio degli anni 2000, grazie a Tarana Burke, e se ci sono stati, almeno negli USA, cambiamenti legislativi volti a tutelare le vittime di molestie, nel 2018 Brett Kavanaugh è stato confermato come giudice alla Corte Suprema: le voci delle tre donne – tra cui dr. Blasey Ford che l’hanno accusato di molestie sessuali non sono state ascoltate.  

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