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La pandemia e le donne

di Federica Gentile | 23 Marzo 2020

infermiere e infermieri ripresi di spalle
Photo by Luis Melendez on Unsplash

Secondo esperti ed esperte, nel passato è mancato un approccio sensibile al genere per quanto riguarda le epidemie, ed è un problema, perchè le epidemie e le pandemie hanno invece un impatto diverso su uomini e donne.

In primo luogo, una pandemia comporta un disperato bisogno di cura, e le donne sono in prima linea nei mestieri legati alla cura. Di conseguenza, secondo quanto riportato dal New York Times, potrebbero essere maggiormente a rischio di contagio: per esempio in Cina, nella provincia di Hubei, il 90% del personale sanitario sono donne , negli Stati Uniti il 78% ed il Italia il 66,8%. D’altra parte, secondo dati riportati da Il Messaggero, le donne sono meno della metà di coloro che muoiono per il Coronavirus; scienziati e scienziate hanno avanzato diverse ipotesi che riguardano per esempio fattori ormonali, oppure abitudini quali il fumare meno in media degli uomini. Secondo dati dell’Istituto superiore di sanità infatti in Italia il 16% delle donne fumano, contro il 28% degli uomini, un fattore che pare assodato porti a maggiori complicazioni nel caso in cui si contragga il virus.

Ma l’effetto di genere della pandemia va ben oltre: alcuni studi si concentrano sull’impatto economico della pandemia sulle donne e teorizzano che l’effetto possa essere particolarmente negativo per le donne, siccome – a livello globale – sono la maggioranza di coloro che lavorano part time e nell’economia informale. Questo vale per esempio per l’ Asia – secondo Mohammad Naciri, responsabile di U.N. Women in Asia: “le donne sono colpite più pesantemente dall’impatto economico del COVID-19, soprattutto perchè le donne sono più frequentemente impiegate nell’economia informale”. Il tutto avviene peraltro in un contesto in cui le donne in tutto il mondo tendono ad essere più povere degli uomini.

La pandemia ha peraltro anche esacerbato il problema della violenza domestica: l’invito (o l’obbligo) di stare a casa presuppone non solo che una persona abbia una casa, ma anche che la casa sia un posto sicuro, cosa che non è per molte donne: sia negli USA che in Cina sono aumentate le denunce di violenza domestica; in Cina in particolare i casi di violenza domestica sono triplicati a Febbraio 2020 rispetto all’anno precedente e attivisti e attiviste ritengono che questo sia collegato al Coronavirus.

Inoltre, come osserva nell’articolo The Coronavirus Is a Disaster for Feminism la pandemia rischia di esacerbare la disuguaglianza di genere per quanto riguarda il lavoro domestico e di cura, che gia’ in situazioni normali è distribuito in modo disuguale; il fatto di avere in molti casi bambini e bambine a casa può caricare le donne di un cosiddetto “terzo turno”: lavoro pagato, lavoro domestico, e anche istruzione di bambini/e. Alcune statistiche rilevano che le donne più degli uomini si sono preoccupate di comprare cibo in più per essere preparate ad eventuale quarantena e isolamento (39% contro il 30% degli uomini).

Poca attenzione viene di solito posta ai problemi di salute mentale, ma il 36% delle donne contro il 27% degli uomini percepiscono un qualche tipo di impatto negativo del Coronavirus sulla propria salute mentale.

Questo naturalmente non significa che gli uomini non siano preoccupati per la pandemia, non corrano specifici rischi, e che non sentiranno gli effetti negativi della crisi economica; la verità è che tutte le forme di disuguaglianza, sia essa disuguaglianza di genere, economica, di razza, di abilità fisiche e mentale etc. vengono gravemente esacerbate nei momenti di crisi. Il “merito” della pandemia, a volerne trovare uno, in una situazione di grave incertezza e di lutto, è di aver messo la nostra società, il nostro sistema economico, e le scelte politiche ed economiche degli ultimi anni sotto una lente di ingrandimento.

Non stiamo assistendo alla nascita di problemi nuovi, ma stiamo piuttosto assistendo alle conseguenze devastanti di non averli affrontati per tempo.

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