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Mattarella Bis: cosa abbiamo imparato noi donne.

di Giovanna Badalassi | 30 Gennaio 2022

Mattarella bis

E alla fine è andata come doveva, ed ogni ambizione, proiezione, illusione si è andata a frantumare contro il duro muro della realtà.

Siamo un paese sfinito dalla pandemia, straindebitato e ad un passo dalla catastrofe o dalla rinascita, dobbiamo andare ad elezioni drammatiche, ridiscutere un patto di stabilità a rischio austerity e i nostri grandi creditori non vogliono correre rischi.

In questo contesto, giusto un filo preoccupante, si sapeva che Mattarella sa tenere a bada i partiti in crisi e Draghi, piaccia o no, garantisce per noi con tutto l’establishment internazionale: davvero, non ci potevamo permettere cambiamenti o esperimenti di alcun tipo.

Per non sprecare però questa settimana di follia mediatica, cerchiamo almeno di capire cosa noi donne possiamo imparare da questa esperienza per il futuro.

Non siamo ancora classe dirigente. Mattarella bis

Essere metà dell’elettorato, come sono le donne, è un potere paritario che dovrebbe portare ad una propria classe dirigente, anche nella società, che condivida la responsabilità delle scelte. In questo momento così difficile non abbiamo però sostenuto la persona che pensavamo più adatta. Ci siamo fermate a “una donna per Presidente” quando era evidente che solo Mattarella era l’unica soluzione possibile, non altri, né donna, né uomo. Per il futuro è bene quindi evitare il riflesso automatico del  “vogliamo una donna” ad ogni nomina, ad onta di tutto, e cominciare a chiederci per fare che cosa. Altrimenti rischiamo di apparire incapaci di capire la situazione, figurarsi poi a gestirla.

Il merito e la competenza non bastano. Mattarella bis

Occorre quindi insistere per avere più donne nei posti di potere ma indicando quelle davvero più adatte, non solo le prime della classe per un premio al merito. Se per una posizione è richiesto un profilo fatto di carriera politica istituzionale ai massimi livelli, relazioni con l’estero, riconoscimento democratico attraverso il voto, quello bisogna proporre, e se non c’è questo profilo amen, si lavora a costruirlo per la prossima occasione. Non basta candidare “solo” una che ha fatto una carriera strepitosa, magari in un campo che non c’entra niente. Bisogna inoltre saper proporre un profilo adatto anche per il momento storico: pure un Pertini o un Cossiga oggi non sarebbero andati bene.

La fedeltà non paga più. Mattarella bis

Nella girandola di nomi ne sono stati proposti anche alcuni costruiti soprattutto sulla cieca fedeltà al capo-maschio. Un modello di successo che conosciamo tutte bene anche nella quotidianità, ma che stavolta non ha pagato, e prevediamo pagherà sempre meno in futuro. Abbiamo davanti anni pazzeschi, nel bene e nel male, ed il sistema non potrà più tollerare dosi massicce di yes-man e yes-woman, come è successo finora, dal momento che questi non possono, per definizione, contribuire a ricostruire alcunché. Mattarella bis

La carriera fine a se stessa è in declino. Mattarella bis

Alcuni candidati, sia donne che uomini, si sono costruiti carriere per pura affermazione personale, capaci di dire tutto ed il contrario di tutto. Un modello di leadership opportunista che ci può stare in tempi normali ma che oggi non appare davvero in grado di risolvere problemi enormi per i quali ci vogliono idee salde, visione, autorevolezza. I leader del futuro, sia donne che uomini, dovranno essere invece al servizio di una missione, capaci di guidare una comunità. Un salto quantico dal “chi fa” al “che cosa vuole fare”: meglio cominciare a ragionarci subito anche noi donne, soprattutto in vista delle prossime elezioni. Mattarella bis

Le donne sono diventate di moda, nel bene e nel male.

Nel bene, perché non se ne è mai parlato così tanto come negli ultimi 2 anni, al punto che diversi leader politici, fiutando l’aria di consenso che sta crescendo nella società ogni giorno di più, hanno cavalcato la moda.

Nel male perché la debolezza collettiva delle donne (non individuale eh!) le mette, come abbiamo visto, ad altissimo rischio di strumentalizzazione. Senza un percorso comune, le competenze individuali finiscono così per essere acchiappate e brandite da leader, sia maschi che femmine, in cerca di approvazione per essere usate senza alcun ritorno, né per sé stesse né, tanto meno, per la collettività.

E’ il momento del femminismo.

Negli stessi giorni delle elezioni ci si è rese conto di quante donne di destra riescono a diventare leader mentre quelle di sinistra rimangono al palo. Tante le spiegazioni, ma a noi pare utile cogliere questa occasione per chiarirci una volta per tutte. Mattarella bis

La non discriminazione è scolpita nella nostra Costituzione senza equivoci: non dobbiamo essere trattate in modo diverso a causa del nostro sesso e le “azioni positive”, come ad esempio le quote di genere, servono solo a rimetterci in pari. Questo è un concetto che unisce tutte, donne di destra e di sinistra, in un minimo comune denominatore alla base di un sistema con regole che non vengono messe in discussione. I suoi protagonisti, a destra come a sinistra, possono quindi essere magari diversi per sesso, ma pur sempre uguali nei contenuti. Mattarella bis

Il femminismo, invece, include ontologicamente il concetto di non discriminazione, altrimenti non potrebbe essere, ma pone l’asticella più in alto, dal momento che mette in discussione il sistema, le sue regole ed i suoi confini.

In questo caso ci si batte quindi per una dimensione pubblica-collettiva che sappia includere la diversa esperienza di vita delle donne. Si vuole che “il personale sia politico”, e che il discorso pubblico venga rivisto e rigenerato anche attraverso il diverso sguardo delle donne, certo da costruire, elaborare e condividere.

Ammetterete che per le donne di sinistra, sempre in sospetto del ben più scandaloso femminismo, la sfida sia un tantino più difficile. Mattarella bis

Eppure i tempi ci stanno portando lì: in fondo le tre crisi, quella pandemica, quella climatica e quella tecnologica, ci obbligheranno a rimettere in discussione tutte le regole sociali, politiche ed economiche.

E’ quindi un momento pericolosissimo per le democrazie, come sappiamo, ma è anche un’occasione storica per noi donne per dare il nostro contributo a riscriverle, queste regole, e per migliorarle.

Non sprechiamola eh? Mattarella bis

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