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La discriminazione delle donne sul lavoro spiegata con un gomitolo

di Federica Gentile | 11 Aprile 2019

Pensavamo di averle viste tutte, ma un gomitolo di lana che ti spiega – in un cartone animato! – la discriminazione sul posto di lavoro (maschilista) ancora no.

Eppure, la lezione arriva da un breve cartone animato della Pixar, che ha lanciato un nuovo progetto, SparkShorts, con l’obiettivo di lanciare progetti di storytelling fuori dal coro. Kristen Lester, la scrittrice e regista di “Purl” peraltro ha basato il cartone sulla sua personale esperienza –  non troppo felice – nel settore dell’animazione che e’ ancora ampiamente dominato dagli uomini.

Cosa vuol dire essere un’outsider sul luogo di lavoro?

Il cartone animato mostra la discriminazione che subisce chi è un outsider, vale a dire una minoranza in termini di identità di genere o per esempio razza sul luogo di lavoro. Ora, tanto per gradire, essere un outsider in un settore o in luogo di lavoro a maggioranza femminile per un uomo (bianco) porta vantaggi in termini di carriera, mentre per le donne (o per i gomitoli di lana rosa), essere un’outsider in un luogo di lavoro dominato dagli uomini, non aiuta, siccome gli uomini vengono normalmente – per via di stereotipi di genere – automaticamente considerati come più competenti delle colleghe donne e dunque fanno carriera più facilmente.

Chiarito questo, la nostra gomitola Pinky inizia tutta felice a lavorare nella compagnia Bro., dove la maggioranza dei lavoratori sono maschi, bianchi e praticamente cloni l’uno dell’altro. Pinky prova ad inserirsi nella cultura aziendale, ma non ce la fa, perchè troppo diversa, e quindi esclusa dai momenti in cui si lega tra colleghi e dalle decisioni che vengono prese.

Finchè ha un’idea: si lavora a maglia un bel completo maschile, fa battute volgari, diventa aggressiva, si adatta alla cultura aziendale e voilà, viene accettata. Naturalmente la situazione  viene dipinta in modo estremo – la nostra povera Pinky si adegua alle sbevazzate dei colleghi con conseguenze piuttosto serie, poveretta – e speriamo che gli ambienti cosi’ stereotipati siano ormai una  rarità . Resta il fatto che “Purl” però fa riferimento a situazioni reali, di reale discriminazione sul posto di lavoro, che ha una lunga storia alle spalle.

In Italia tassi di occupazione ancora bassi per le donne

Se guardiamo all’Italia il tasso di occupazione femminile nel nostro paese è ancora basso, ed il divario tra donne e uomini per quanto riguarda l’occupazione è tra i più alti d’Europa, al 19,8%, inferiore solo a quello di Malta. Il gap di genere nei salari pari basso (intorno al 5%), ma non abbiamo di che vantarci riguardo alla posizione delle donne nella nostra economia. Di conseguenza rimane ancora forte l’associazione tra uomini/lavoro fuori casa e donne/lavoro in casa, e dunque siamo sempre un po’ considerate come ospiti nel mondo del lavoro. Se poi ci si trova a lavorare in settori a maggioranza maschile, la situazione può peggiorare ulteriormente e la discriminazione può tradursi in mobbing o addirittura in molestie.

Comunque, c’è un lieto fine: la nostra Pinky si ravvede, butta via il doppiopetto di lana, e si fa paladina della diversity in azienda.

La morale della storia, o meglio del cartone, è: “C’è speranza. Se ce la fa un gomitolo di lana ce la possiamo fare pure noi”.

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