×

Come l’inflazione fa male alle donne

di Federica Gentile | 29 Settembre 2022

immagine di due banconote stropicciate buttate per terra.

Succede in Europa, succede nel resto del mondo. Donne e bambine diventano coloro che assorbono l’impatto dell’inflazione. 

Data la diversa posizione delle donne nella società e il gap di genere nell’occupazione e nei salari, l’aumento del costo della vita ha un impatto deleterio sulle donne e sull’uguaglianza di genere. Non solo aumentano i prezzi, ma molti governi, per far fronte a debiti contratti durante il Covid ricorrono all’austerity, riducendo i servizi di welfare, a cui le donne tendono a ricorrere più degli uomini. Per questo motivo le donne in alcuni paesi hanno cominciato a  rinunciare a cure e medicine per loro stesse, per comprare cibo per le proprie famiglie.

“Con meno cibo a disposizione, donne e ragazze diventano gli “ammortizzatori” della famiglia, il che significa che finiscono per mangiare per ultime e meno, con gravi impatti nutrizionali e sulla salute, in particolare per le donne in gravidanza e che allattano” come si afferma nell’articolo Women sacrifice their health to shield families from spiking costs.

In Libano, il costo dei beni alimentari è aumentato di oltre 11 volte, oltre l’80% della popolazione è scesa al di sotto della soglia di povertà, e il costo dei contraccettivi è diventato proibitivo, rendendone difficile l’accesso a molte donne. 

 La situazione di molti paesi economicamente meno avanzati è oltretutto aggravata anche dall’elusione fiscale di multinazionali che utilizzano la forza lavoro dei cosiddetti “paesi in via di sviluppo”, ma poi trovano soluzioni per non pagare tasse dove avviene la produzione,  per cui questi paesi non incassano risorse fondamentali per far fronte alla situazione.

UK, dove l’inflazione è al 9%, arrivano notizie di bambini e bambine che non hanno abbastanza da mangiare, e un gruppo di ONG britanniche ha fatto appello al governo perché il rincaro dell’energia venga riconosciuto come emergenza nazionale per le famiglie a basso reddito – notoriamente le famiglie con una madre single come capofamiglia sono tra le piu’ vulnerabili. Anche negli USA, l’inflazione rischi di colpire maggiormente le donne che tendono a spendere una buona parte del proprio reddito in beni non durevoli – come il cibo – i cui prezzi sono saliti. Non va meglio in Italia, dove si prevede che l’aumento dei prezzi alimentari costerà in media alle famiglie italiane 564 euro in più solo nel 2022, dove 2,6 milioni di persone usufruiscono delle mense alimentari. In questo quadro il tasso di rischio povertà è maggiore per le donne (20,7%) rispetto che per gli uomini (19,4%). 

Ci troviamo a dover fronteggiare un’ulteriore crisi in un contesto globale già precario: abbiamo bisogno di politiche serie globali a sostegno di coloro che sono più vulnerabili, certamente non di austerity.