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L’indice sull’uguaglianza di genere 2019: la pagella dell’Italia

di Federica Gentile | 15 Ottobre 2019

Indice sull'uguaglianza di genere 2019 per l'Italia.
Indice sull’uguaglianza di genere 2019- Italia

È uscito oggi l’Indice sull’uguaglianza di genere dell’EIGE per il 2019, che misura il progresso dell’uguaglianza di genere nella UE. E quindi vediamo come sta messa l’Italia: con un punteggio di 63 punti su 100, siamo al 14 ° posto nell’UE per l’uguaglianza di genere e sotto di 4,4 punti rispetto alla media UE.

Ma teniamoci forte, perchè, secondo l’EIGE, qualcosa che va bene c’è: “tra il 2005 e il 2017, il punteggio dell’Italia è aumentato di 13,8 punti. L’Italia sta progredendo verso l’uguaglianza di genere a un ritmo molto più rapido rispetto agli altri Stati membri dell’UE.”

Malgrado questo, in tutti i sei settori considerati dall’indice siamo sotto ai punteggi dell’UE, ma eccelliamo nel campo della salute, per cui raggiungiamo un punteggio di 88,7 su 100.  Pensiamo infatti di essere in buona salute: lo pensa il 74% delle donne e l’80% degli uomini.  

Non si sorpende nessuno della performance scarsina sul “potere” (47,6 punti), sul “tempo” (59,3 punti) e sul “lavoro” (63,1 punti). Purtroppo, L’Italia ha il punteggio più basso di tutti gli Stati membri dell’UE nel settore del lavoro: il tasso di occupazione  è pari al  53% per le donne e al  73% per gli uomini, e il nostro paese ha mancato l’obiettivo UE 2020 di occupazione nazionale del 67-69% (siamo al 63%).

Siamo purtroppo malmesse per quanto riguarda il “tempo”, tanto che dal 2005 l’Italia ha peggiorato la performance di quasi un punto. Secondo l’indicatore “le donne hanno una probabilità quattro volte maggiore (81%) rispetto agli uomini (20%) di trascorrere del tempo cucinando e facendo i lavori di casa ogni giorno per almeno un’ora”.  C’è da dire che mancano dati recenti, aspettiamo fiduciose il 2021 quando apaprentemente saranno a disposizione dati aggiornati.

Malgrado il punteggio basso, in realtà siamo in miglioramento soprattutto per il “potere”:  dal 2005 siamo saliti di  31,5 punti. Ha aiutato la Legge Golfo Mosca, grazie alla quale tra il 2005 ed il 2018 siamo passati dal 3% al 36% di donne nei CDA delle maggiori società quotate in borsa. Le quote di genere  (anche dette quote rosa) hanno contribuito all’aumento della percentuale di donne parlamentari che è passata dall’11% nel 2005 al 34% nel 2018; nello stesso periodo la percentuale di donne ministre  è passata dal 9% al 22%.

Per il settore “conoscenza”, siamo migliorati di 7,1 punti dal 2005 al 2018, arrivando a un punteggio di 61,2, e siamo così collocati al 12°  posto nella classifica UE. Come osserva l’indice: “Ci sono miglioramenti sia nella realizzazione che nella partecipazione, oltre alla segregazione di genere” .Sia donne  che uomini si impegnano nell’apprendimento permanente (13% per entrambi), ma il tasso è il settimo più basso dell’Unione.

Per quanto riguarda il settore “denaro” il  punteggio è di 78,8, con un miglioramento di 2,6 punti rispetto al 2005.  Anche se sia uomini che donne guadagnano di più, rimane il gender pay gap: le donne guadagnano il 18% in meno rispetto agli uomini. Peggiore la situazione per le donne sposate: “nelle coppie con figli le donne guadagnano il 30% in meno rispetto agli uomini (il 26% in meno nelle coppie senza figli)”, e il livello di istruzione non aiuta: il divario nei salari tra uomini e donne salari per le donne con livelli di istruzione elevati è del 35%, mentre si riduce a circa il 25% per donne con livelli di istruzione bassi o medi.
Il rischio di povertà per le donne è del 20% ed è aumentato per gli uomini dal 16% al 18%. Piu’ vulnerabili sono i genitori single, le donne single e le persone migranti.

Non una pagella brillantissima, ma almeno qualche miglioramento, faticosamente, lo portiamo a casa.

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