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I paesi migliori per le donne

di Federica Gentile | 20 Febbraio 2023

Due ragazze con sullo sfondo un tramonto mostrano due margherite.

I paesi migliori per le donne sono inevitabilmente i paesi scandinavi: anno dopo anno, il Global Gender Gap Report del World Economic Forum mette ai primi posti in classifica dei paesi scandinavi. Per il 2022 il WEF riporta che i primi paesi al mondo per l’uguaglianza di genere sono l’Islanda, la Finlandia, e la Norvegia con divari di genere chiusi al 91%, all’ 86% e all’84%.

Che cosa rende questi paesi così attenti all’uguaglianza di genere?

Si tratta di un mix di diversi fattori tra i quali alti tassi di alfabetizzazione, una rivoluzione industriale “tarda” che non ha comportato le grandi concentrazioni di ricchezza con conseguente disuguaglianza che si sono verificate per esempio negli Stati Uniti, un livello di sviluppo umano elevato (Norvegia ed Islanda sono al secondo e terzo posto della classifica delle Nazioni Unite).

Inoltre, i paesi nordici hanno adottato un approccio che promuove la piena partecipazione della popolazione al mercato del lavoro, e per garantirla offrono servizi di sostegno alla genitorialità e alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro; inoltre, i progressi in termini di uguaglianza di genere hanno avuto effetti positivi sulle economie di questi paesi: in Islanda, Danimarca, Norvegia e Svezia l’aumento dell’occupazione femminile dagli anni 60-70 in poi ha determinato un aumento del tasso di crescita annuale del PIL procapite tra lo 0,25% e 0,40%.

Se andiamo a guardare però più in profodità si vede che questa invidiabile situazione non si traduce sempre in una realtà idilliaca: per esempio secondo dati riportati dalla BBC, se nel settore pubblico molte donne occupano posizioni dirigenziali, nel settore privato la situazione è ben diversa: hanno risultati migliori in questo senso gli Stati Uniti, che sono solo al 27esimo posto nella classifica del Global Gender Gap Report.

Inoltre, il divario di genere nei salari rimane al livello della media europea (13%) per Norvegia ed Islanda ma sale al 16% per la Finlandia. In Italia il divario di genere nei salari è del 4,2%.

Esiste inoltre quello che viene definito il paradosso nordico: in paesi che sono comunque vicini all’uguaglianza di genere, ci sono tassi di violenza domestica non irrilevanti: secondo dati delle Nazioni Unite in Finlndia si arriva al 30%, al 27% in Norvegia e al 22% in Islanda. Le spiegazioni di solito ricadono in due gruppi: essendo questi paesi comunque avanzati per quanto riguarda l’uguaglianza di genere, si suppone che ci sia una maggiore consapevolezza sul tema della violenza, e quindi ci siano maggiori denunce, questo comporterebbe quindi percentuali maggiori di paesi in cui invece c’è meno consapevolezza del fenomeno e in cui quindi si tende a denunciare meno. Inoltre, in paesi in cui il divario di genere tende ad essere minore, ed in cui i ruoli di genere vengono messi in discussione, c’è un maggior rischio di una risposta violenta da parte degli uomini a questi cambiamenti che di fatto sfidano concezioni tradizionali di mascolinità e femminilità.

Come ben sappiamo l’uguaglianza di genere non esiste in nessun paese al mondo, ma i paesi nordici rappresentano comunque un modello, se non perfetto, sicuramente positivo per il nostro paese, che secondo il Global Gender Gap Report resta fermo al 63esimo posto.