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Le ragazze, le donne, e il mondo che si restringe

di Federica Gentile | 10 Dicembre 2020


Un thread su Twitter, di Rachel Hewitt, in cui siamo incappate via Giulia Blasi, spiega come succede che già nell’adolescenza, il mondo, o meglio lo spazio pubblico, per le ragazze sia più limitato di quello dei ragazzi. Per la precisione: “la mappa dei movimenti quotidiani per le ragazze di 14 anni è 2/5 della mappa dei loro movimenti di quando avevano 11 anni, ed è un 1/3 della mappa dei movimenti dei loro coetanei maschi.”

Meno accesso allo spazio pubblico, continua l’autrice, significa meno spazio per l’ attività fisica (e quindi, aggiungiamo noi, non solo minore benessere fisico, ma anche minori chances di fare poi sport ad alti livelli): “in Texas, le ragazze adolescenti svolgono il 65% in meno di attività fisica rispetto ai ragazzi. Le ragazze abbandonano i club sportivi nell’adolescenza a tassi molto più alti rispetto ai ragazzi.”

Perchè succede questo? Naturalmente i ruoli di genere hanno un peso, e soprattutto la spartizione dei compiti a casa, che influenza bambini e bambine; l’autrice riporta uno studio secondo il quale quando ci si divide il lavoro di cura, le donne tendono a curarsi dell’interno (pulire, lavare i panni, etc.) e gli uomini dell’esterno (per esempio falciare l’erba, portare l’auto a riparare, etc.); quindi lo spazio esterno viene considerato “maschile”.

Inoltre, lo spazio pubblico è percepito dalle ragazze come una minaccia sin dall’adolescenza. Per un paio di motivi, prosegue Rachel Hewitt: “Il primo è il non sentirsi a proprio agio. La maggior parte delle ragazze adolescenti intervistate è stata presa in giro da coetanei maschi (e insegnanti maschi) per il loro aspetto e competenza sportiva. Ma la ragione principale è la PAURA. Le adolescenti australiane descrivono i parchi come lo spazio pubblico MENO sicuro, seguito dalle strade, poi dai trasporti pubblici. Il 60% delle ragazze di 13 anni a Stoccolma afferma di aver paura nel proprio quartiere.”

Le conseguenze sono che le ragazze tendono ad evitare gli spazi pubblici, e a stare di più a casa.
Tutto ciò, aggiungiamo noi, rientra purtroppo nel “safety work” (=lavoro per la sicurezza) che tante ragazze e donne fanno nello spazio pubblico, senza a volte rendersene conto. Parcheggiare la macchina in un’ area ben illuminata, mettersi occhiali da sole per non incontrare sguardi non graditi, mettersi le cuffie (anche senza musica) quando si corre per far finta di non sentire “complimenti”, etc., sono tutti comportamenti che molte ragazze e donne adottano nello spazio pubblico per sentirsi al sicuro.

A parte la fatica mentale e l’ingiustizia di doversi proteggere mentre evidentemente molta meno energia viene spesa da molti per evitare di rendere lo spazio pubblico inospitale per le ragazze e le donne, uno studio condotto a New York ha dimostrato che le donne, per evitare di prendere mezzi pubblici – dove vengono molestate più degli uomini – soprattutto la sera, spendono per i trasporti più degli uomini, tra i 26 ed i 50 dollari al mese.
Ricordiamo tra l’altro che l’agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile si pone tra i vari obiettivi anche quello (Obiettivo 11.7) di fornire “l’accesso universale a spazi pubblici e spazi verdi che siano sicuri, inclusivi ed, accessibili, in particolare per donne e bambini/e, persone anziane, e persone disabili”.

Ci sono inziative, come quella delle Nazioni Unite, Safe Cities and Safe Public Spaces, che da un decennio lavora sul rendere più sicuri gli spazi pubblici in 50 città in tutto il mondo e la cui responsabile Lizette Soria, nota che: “parliamo sempre delle percentuali di donne che hanno subito una qualche forma di molestie sessuale, ma dobbiamo anche parlare del numero dei uomini che perpetrano le molestie […] quindi dobbiamo lavorare con uomini e ragazzi su una mascolinità positiva”.

Un altro aspetto da considerare è il restringimento dello spazio a disposizione di ragazze e donne dovuto al Covid-19. I lockdown si sono tradotti in minori spostamenti in generale, ed anche minore accesso a trasporti pubblici (di cui soprattutto le donne usufruiscono), oltre a tassi di violenza domestica in crescita, che rendono anche lo spazio privato non sicuro per molte donne. Ne avevamo già parlato nel nostro progetto la Costituzione delle Donne, nell’ambito dell’Articolo 14 – L’inviolabilità del domicilio e la violenza contro le donne: “Per le donne che si trovano in situazioni di criticità riconducibili a disagio e sofferenza familiare, che può arrivare fino alla violenza, il domicilio può quindi rappresentare più una prigione dalla quale scappare, piuttosto che un rifugio verso il quale nascondersi o difendere, come avviene invece per gli uomini”.


Tuttavia, persino il Covid-19 può essere on’occasione per ripensare le città ed espandere il mondo di ragazze e donne. Le restrizioni alle possibilità di incontri al chiuso hanno aumentato la rischiesta di spazi pubblici accessibili – per esempio, in alcune città americane (dove le macchine dominano) sono state chiuse al traffico intere vie per permettere alle persone di passeggiare e mantenere la distanza sociale. Il post Covid, quando ci arriveremo, rappresenta un’occasione per creare spazi pubblici più accessibili e sicuri, per tutt*.


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