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Biden o Trump? Ma la vera democrazia è femmina!

di Giovanna Badalassi | 5 Novembre 2020

“Io lo so. L’hanno votato gli uomini! E’ tutta colpa loro!” La paura di altri quattro anni di Trump il giorno dopo le elezioni USA fa straparlare Federica, la colonna americana di Ladynomics. Dopo la notte insonne è infatti ancora incredula che il paese leader del mondo possa essere ancora così indeciso tra una persona normale e un’altra che non sa più che fare per ricordarci, caso mai ce ne dimenticassimo, quanto sia razzista, violenta, bugiarda ma, soprattutto, drammaticamente e disperatamente maschilista e misogina.

Lo zoccolo duro dell’elettorato trumpiano è stato infatti individuato da molti analisti in uomini bianchi di mezza età e latinos e afroamericani sensibili al machismo.

E’ davvero questo l’ultimo scontro-armageddon tra la mascolinità tossica, con le sue ancelle devote, e tutto il resto del mondo? L’analisi dei dati finali ce lo spiegherà. Intanto possiamo osservare che mai come oggi le donne americane sono state protagoniste dell’antagonismo trumpiano, dalle attiviste di Black Lives Matter, alle nuove e innumerevoli donne che si sono candidate e che sono state elette. Le americane paiono aver capito quanto sia in gioco non solo il concetto di democrazia come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, ma anche le conquiste che hanno raggiunto nell’era moderna.

Sì perché solo i regimi davvero e profondamente democratici permettono di raggiungere la parità tra donne e uomini.

Detta così pare un po’ una sentenza perentoria da massimi sistemi, e invece si può dimostrare con i numeri. Esistono infatti due indicatori, uno sull’Indice di democrazia e uno sul Gender Gap, che possiamo mettere a confronto.

L’indice di democrazia (Democracy Index, 2019) elaborato dall’Economist, è composto da 5 indicatori che misurano il processo elettorale e il pluralismo, il funzionamento del Governo, la partecipazione politica, la cultura politica e le libertà civili. La classifica dei 167 paesi individua anche quattro tipi di regime: la piena democrazia, una democrazia imperfetta, i regimi ibridi e quelli autoritari.

Il Global Gender Gap Report, (2020) elaborato dal World economic Forum, è composto da 4 sub indici che misurano la differenza tra donne e uomini nella Salute e speranza di vita, nel Livello di istruzione, nella Partecipazione all’economia e alle opportunità, nel Potere politico. I 153 paesi analizzati vanno dal primo, l’Islanda, che ha chiuso il gender gap per l’87,7%, all’ultimo, lo Yemen, fermo al 49,4%.

Ebbene, se si prendono i quattro gruppi dell’Indice di democrazia e si calcola il Gender gap medio dei paesi che vi sono inclusi, si vede come

i primi 22 paesi che hanno raggiunto una piena democrazia hanno anche chiuso il gender gap per il 77,3%, il livello più alto.

A seguire tutti gli altri tipi di regimi stanno messi peggio quanto a parità: i 52 paesi con una democrazia imperfetta hanno chiuso il Gender Gap per il 68,6%, quelli con un regime ibrido (37 paesi) e quelli con un regime autoritario (39 paesi) sono rimasti fermi al 66%.

Notate come solo la piena democrazia consente il vero salto di qualità per chiudere il gender gap, negli altri regimi si naviga comunque sempre in acque limacciose.

Chi c’è tra i 22 paesi in piena democrazia? Toh guarda, ai primi posti ci sono paesi campioni anche di parità di genere,

con delle corrispondenze vistose: la prima democrazia al mondo è la Norvegia, che è anche il secondo paese per parità di genere (raggiunta all’84,2%). La seconda democrazia è l’Islanda, il paese nel quale le donne stanno meglio al mondo (87,7%). Corrispondenze simili si trovano ancora per la Svezia, la Nuova Zelanda (Jacinda Arden non è un caso) e la Finlandia. Certo qualche sorpresa c’è, ma il dato generale non si discute.

Una classifica che restituisce un rapporto win-win: più c’è democrazia più c’è parità, ma al contempo la parità favorisce anche una partecipazione femminile che alimenta e rende fertile una democrazia sempre più giusta.

L’Italia, giusto per soffrire un po’, è nel gruppo delle democrazie imperfette (toh!), al 48esimo posto, affiancato da un “brillante” 76esimo posto nella classifica del Gender Gap.

Ma siamo in “buona compagnia”, eh, con altri 51 paesi, tra i quali gli USA che sono 53esimo paese al mondo per Indice di democrazia (sì, stanno pure messi peggio noi, il che è tutto dire). Gli statunitensi hanno però un maggiore empowerment femminile in grado di migliorare le sorti del paese, hanno infatti un migliore Gender Gap, essendo 25esimi: la forza democratica e civile che stanno esprimendo le donne americane in queste elezioni ne è una conferma.

La vera democrazia non può quindi essere altro che femmina

in quanto la parità di genere ne è valore identitario fondativo e le donne ne sono sia beneficiarie che artefici.

Certo, vediamo proprio in questi giorni come affermare questi due valori così importanti e difficili richieda un livello di impegno e di conflitto talmente forte che può scoraggiare.

Ma è proprio perché democrazia e parità hanno un costo elevato che valgono così tanto.

Photo by Fred Moon on Unsplash

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