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Condividere il tempo è un atto sovversivo, soprattutto per le donne

di Federica Gentile | 28 Novembre 2019

persone che condividano un pasto intorno a una tavola.
Photo by Zach Reiner on Unsplash

Condividere il proprio tempo è un atto sovversivo, la pensa cosi’ Oliver Burkman per The Guardian nell’articolo  Condividere il tempo libero è diventato un atto sovversivo apparso alcuni giorni fa su Internazionale. A quanto pare, grazie alla sempre maggiore precarizzazione del lavoro ed al fatto che si lavora in orari atipici, spesso è difficile sincronizzarre orari diversi tra loro e vedere gli amici e le amiche – magari per una birra, o due.

I dati e gli aneddoti riportati da Burkeman si rifanno alla realtà  britannica e a quella statunitense, dove la precarizzazione del lavoro è estrema e le persone spesso devono fare 2-3 lavori (malpagati) per mettere insieme il pranzo con la cena. Si tratta quindi di realtà in cui  mettersi d’accordo per vedersi è veramente difficile. La mancanza cronica di tempo e quindi anche della possibilità di condividerlo riguarda peraltro anche chi non ha bisogno di fare 2-3 lavori, e guadagna molto: una ricerca condotta su 1,600 manager e liberi professionisti ha dimostrato che il 92% lavora 50 o più ore a settimana, con un terzo che lavora ben 65 ore.

Eppure, Burkman scrive che in media lavoriamo meno ore rispetto al passato e quindi abbiamo più tempo libero: “Tra il 1870 ed il 1987 le ore di lavoro in Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti sono diminuite da circa 3.000 ore all’anno a circa 1.600 ore all’anno”.

Burkman sostiene che non è quindi tanto la mancanza di tempo ad essere un problema, quanto la difficoltà di sincronizzarsi. Tuttavia, anche la quantità di ore a disposizione in termini assoluti è importante , e vi sono notevoli disparità tra paesi europei per quanto riguarda il tempo libero a disposizione.

In particolare, gli italiani e le italiane non hanno molto tempo libero: secondo dati riportati dall’Istat hanno 4 ore e 54 minuti di tempo libero al giorno, contro per esempio le 5 ore e 50 minuti dei Finlandesi. Stanno peggio di noi solo Ungheria, Romania, Polonia e Serbia.

Nel nostro paese il fantasmagorico tempo per bersi una birretta con le amiche (o con il/la partner) se ne va per via del “surplus di lavoro non retribuito” e delle “attività di cura personale”. E qui si vedono le differenze di genere: per esempio, per quanto riguarda il lavoro non retribuito (definito come attività legate alla cura della propria casa e delle persone che ci vivono, attività di volontariato organizzato, aiuti informali tra famiglie e gli spostamenti legati allo svolgimento di tali attività) il 92,3% delle donne italiane ci dedica almeno 10 minuti al giorno contro il 74,6% degli uomini.

Infatti, continua l’Istat, “ gli uomini italiani, insieme ai greci – [sono] gli unici a svolgere meno di due ore di lavoro non retribuito [e] sono il fanalino di coda nella classifica, mostrando ancora un enorme gap di genere (3h08’) che caratterizza da anni il nostro Paese e che solo di recente ha mostrato dei primi segnali di contenimento, non ancora sufficienti a toglierci il primato del paese con la maggiore differenza di genere nel lavoro non retribuito”.

Le conseguenze di questa situazione sono una mancanza cronica di tempo per fare “altro”, tipo formarsi nel lavoro, fare attività politica, o anche niente, per esempio.

Inoltre, il tempo a disposizione delle donne è spesso frammentatissimo; Brigid Schulte scrive nell’articolo“ Why time is a feminist issue”: “Ho scoperto che le donne non hanno mai avuto una storia di tempo libero. (A meno che una non sia una suora – un ricercatore mi disse più avanti). Sin dall’inizio della storia dell’umanità, gli uomini di elevato status sociale, non dovendo occuparsi delle attività più faticose della vita quotidiana, hanno goduto di lunghe, ininterrotte ore di ozio. E in quel tempo hanno creato arte, letteratura, filosofia, e hanno fatto ricerche scientifiche  immergendosi nell’esperienza del flusso di tempo”.

Per molte donne dunque il flusso di tempo ininterrotto che permette di oziare  o di impegnarsi in attività creative di varia natura  non esiste e viene strappato con le unghie e con i denti a varie altre attività. Avere tempo non solo è un lusso, ma è anche un potere a cui molte donne non pensano di avere diritto, se non dopo essersi occupate di tutto il resto, vale a dire degli altri. Ciò non per una intrinseca bontà o volontà di martirio (si spera) ma più che altro per condizionamenti sociali e aspettative culturali legate al genere.

Se trovare il temppo per farsi una birra, come sostiene Burkman, è sovversivo in una società che ci rema contro, per una donna è un atto apparentemente ancora più sovversivo. Lavoriamoci, per il 2020.