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Quando i misogini negano il cambiamento climatico

di Federica Gentile | 3 Settembre 2019

Un manifesto recita: "prima il pianeta terra".
Photo by Stock Photography on Unsplash

Gli attacchi a Greta Thunberg sono costanti: un giornalista conservatore ha definito la Thunberg  “una messia profondamente disturbata del movimento contro il riscaldamento globale” e un’altro, miliardario pro Brexit, pare le abbia augurato di affondare mentre navigava verso gli USA, secondo quanto riportato da New Republic. Evidentemente molti di coloro che attaccano la Thurberg fanno fatica a capacitarsi del fatto che una donna giovane e con sidrome di Asperger si stia facendo un mazzo tanto per una cosetta  banale – salvare il pianeta.  Ma ancora più preoccupante è il  legame tra estremismo antifemminista di destra e negazione del cambiamento climatico.

Jonas Anshelm e  Martin Hultman, autori di A green fatwā? Climate change as a threat to the masculinity of industrial modernity hanno osservato, a seguito di un focus group di uomini scettici rispetto al cambiamento climatico, che “per  gli scettici del clima, non era l’ambiente ad essere minacciato, ma  un certo tipo di società moderna industriale costruita e dominata dal loro tipo di mascolinità”. D’altra parte, guardando per esempio agli USA, inizialmente il movimento di protezione dell’ambiente era visto come una “cosa da donne”, ed era infatti una delle poche attività pubbliche in cui le donne si potevano impegnare; benche molti uomini si siano attivamente impegnati nella protezione dell’ambiente, in alcuni casi prevaleva l’idea che gli uomini più che proteggere la natura la dovessero dominare, con le conseguenze che sono oggi sotto gli occhi di tutt*.  Più recentemente, esperimenti condotti negli USA hanno rilevato come le persone che usano borse riutilizzabile quando fanno la spesa vengano viste (indipendetemente dal sesso) più femminili di chi invece usa la plastica – continuando quindi ad associare la protezione e la cura della natura alla femminilità.

Naturalmente questo non significa che gli uomini siano accaniti distruttori di madre natura e le donne invece siano tutte impegnate nella protezione dell’ambiente, significa semplicemente che il dominare e sfruttare la natura è un comportamento che tradizionalmente è stato associato alla mascolinità.

Martin Hultman intervistato da New Republic, ha osservato che certi uomini  si sentono minacciati sia dal movimento per  l’uguaglianza di genere  (dal #MeToo, in particolare) sia dall’attivismo ambientalista. Infatti “nazionalismo di estrema destra, antifemminismo e negazione del cambiamento climatico si stanno sempre più sovrapponendo, alimentandosi l’uno con l’altro”.

Insomma, al solito c’è da rimboccarsi le maniche.

Fonte: The Misogyny of Climate Deniers

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