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Pink Tax: che abbia vita breve?

di Federica Gentile | 15 Luglio 2019

Una ragazza appoggia sugli occhi due monete.

Photo by Icons8 team on Unsplash

Nello stato di New York si sono finalmente seccate della Pink Tax e con la proposta di legge S2679, la senatrice Senator Shelley B. ne propone l’abolizione. Secondo la proposta di legge a qualunque tipo di business verrebbe impedito di stabilire un prezzo diverso per beni simili tra loro solo sulla base del genere del/della cliente. E in caso di infrazioni, si paga una multa.

Non si sa se questa proposta di legge passerà, ma la Pink Tax è un costo in più che le donne si devono ingiustamente sobbarcare per vari prodotti come per esempio rasoi, shampoo e giocattoli. Anche  la Tampon Tax, con l’IVA al 22% sugli assorbenti femminili è peraltro una forma di Pink Tax, come avevamo scritto nel post “Avengers sconfiggono la Tampon Tax”.

 Lo studio americano “From Cradle to Cane: The Cost of Being a Female Consumer” ha riportato che nel 42% dei casi, i prodotti “da donna” costano  più di quelli per uomini nel 42% dei casi, mentre i prodotti da uomo costano di più  solo nel 18% dei casi. Qualche esempio europeo si trova invece qui.  La “tassa rosa” non è limitata ai prodotti, ma riguarda anche i servizi: le donne pagano di più per riparazioni meccaniche, per la tintoria, e per i mutui. Si tratta di denaro che le donne spendono in più solo perché sono donne – che tra l’altro in media guadagnano meno degli uomini.

Insomma, oltre al danno, pure la beffa.

Fonti: The pink tax: The hidden cost of being female
A Pending New York State Bill Aims to Eliminate the Sweeping “Pink Tax”

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