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Elly Schlein: armocromia, moda e femminismo

di Federica Gentile | 29 Aprile 2023

Elly Schlein, nel corso di un’intervista di Vogue, che ha toccato molti temi, ha nominato l’armocromia.

E ce ne siamo accorti tutti e tutte, dato il diluvio di commenti, battute che ne sono seguite, che speriamo durino poco, ma che meritano anche una riflessione più ampia, che riguarda anche il rapporto tra il femminismo e la moda – che non è sempre stato molto lineare.

Durante la prima ondata del femminismo, alcune femministe hanno lottato per vestiti più comodi, meno restrittivi…e per le tasche. Secondo Charlotte Perkins Gilman la mancanza di tasche degli abiti femminili, “ripristina un legame delle donne con la frivolezza e l’effimero; la donna senza tasche diventa dipendente dall’uomo con le tasche per portare il suo mondo in giro per lei.”

La seconda ondata per certi versi – le ondate non sono mai state movimenti omogenei al 100% – ha messo in discussione l’essere alla moda, o preoccuparsi di vestiti, come qualcosa di frivolo. Vestirsi bene, in modo femminile, in alcuni casi venne considerato come una conseguenza del voler piacere agli uomini, avendo le donne, con poche eccezioni, internalizzato lo sguardo maschile. Si tratta però anche del periodo in cui nasce e viene entusiasticamente indossata la mini gonna, simbolo di emancipazione femminile. Dalla terza ondata in poi, per semplificare, si è fatta un po’ la pace con la moda: si può essere “frivole”, voler indossare vestiti carini, trucco, ed essere lo stesso femministe ed impegnate.

Tornando a Elly Schlein e alle donne in politica, i vestiti che si indossano hanno un potere comunicativo molto potente: Alexandria Ocasio Cortez è un esempio notevole, di cui abbiamo parlato con The Union nel loro podcast: la Cortez ha indossato, quando ha giurato al Congresso, un tailleur bianco come omaggio alle suffragette, indossa regolarmente i cerchi alle orecchie come simbolo identitario di ragazza del Bronx ed è stato ampiamente discusso il vestito che ha indossato al Met Gala con la scritta “Tax the rich”. D’altro canto è stata molto criticata da avversari politici perchè si permette di indossare vestiti eleganti e costosi pur essendo socialista.

Commenti sull’abbigliamento, sull’aspetto fisico, sono da sempre stati usati strategicamente contro le donne in generale, e contro le donne in politica in particolare: nel caso di Elly Schlein, abbiamo visto commenti antisemiti sul suo naso, sulla sua faccia, critiche al fatto che è troppo mascolina, ma adesso che ha deciso per una maggiore attenzione al look, ricorrendo all’armocromia – cosa che peraltro va di gran moda – viene criticata anche da giornalisti che si premurano di farci sapere che vivono ignari di cose frivole come l’armocromia, e che bisognerebbe parlare di cose più serie, cosa che la Schlein ha peraltro fatto.

Questi comportamenti sono perfettamente in linea con la costante oggettificazione e sorveglianza del corpo delle donne, che hanno l’obiettivo di tenerle “al loro posto”, che sappiamo tutte, non è sicuramente l’arena politica. Quando le donne si prendono spazio nel mondo, quasi sempre, inevitabilmente, c’è un contraccolpo, che non potendo esplicitarsi nel più onesto: “qui non vi vogliamo”, si concentra sull’aspetto fisico e sui vestiti.

O in questo caso, sull’armocromia.

Immagine via Wikimedia Commons