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Economia devastatrice? Tutta colpa di Tarzan

di Federica Gentile | 27 Febbraio 2022

Per affrontare le molteplici crisi che si stanno presentando una dopo l’altra (crisi climatica, guerre, pandemia, crisi energetica, capitalismo selvaggio etc.) dobbiamo fare delle scelte. Ed una ve la proponiamo noi, qui e ora: scegliamo Mowgli e non Tarzan, perchè Tarzan ha fatto moltissimi danni, e se siamo sull’orlo dell’abisso la colpa è di Tarzan.

E che c’entrano Mowgli e Tarzan? C’entrano, perchè Brett Scott, nell’articolo “Money through the eyes of Mowgli” ci aiuta a mettere a fuoco come siamo arrivate questa drammatica situazione, analizzando come la prospettiva di Tarzan, uomo autonomo, che vive sugli alberi e ogni tanto si incontra con altri esseri umani, ci ha portato a sviluppare una concezione del mondo, e quindi dell’economia, che di fatto non è coerente con la nostra natura di esseri sociali e bisognosi e bisognose di cura.

Mowgli contro Tarzan

Ma cominciamo dall’inizio: dal “sistema Mowgli” e dal “sistema Tarzan”. Il sistema Mowgli parte dal presupposto per cui prima di essere persone indipendenti ed autonome, siamo stati tutti bambini/e che hanno avuto bisogno degli altri per sopravvivere: se non ci fosse stato chi ci ha nutrito o insegnato a parlare, non saremmo in grado di orientarci nel mondo. E chi ci ha aiutato/a a sua volta è stato aiutato/a da altri/e. Quindi, nel sistema Mowgli “ci sono solo persone che vengono tenute in vita da reti sociali, che precedono sempre gli individui.”

Il modello Tarzan, invece, è il sistema che piaceva ai pensatori del XVII e XVIII secolo che hanno basato i loro ragionamenti su un’idea di individuo adulto ed autonomo (senza bisogno di cure, totalmente indipendente da altri/e) perchè consentiva loro di concepire la società come un prodotto delle scelte razionali collettive. Quindi, prima viene l’individuo e poi vengono le reti sociali, che rispondono alle esigenze dell’individuo, come, per esempio, fare scambi sul mercato.

Questo argomento riecheggia peraltro quanto scritto da Katrine Marçal nel suo “I conti con le donne”, per cui l’autrice sottolinea come alla base della dottrina economica ci sia un individuo, un homo oeconomicus, totalmente razionale ed autonomo, indipendente dagli altri/e (e dalla natura, punto importantissimo che contribuisce a spiegare l’ipersfruttamento delle risorse naturali a scapito della nostra stessa esistenza) e di come questo abbia di fatto eliminato le donne ed il lavoro di cura – non vero lavoro, invisibile- dalla dottrina economica classica. Infatti, secondo Scott: “Un libro di testo di economia non inizia mai con le madri che si prendono cura dei bambini. Inizia invece con Tarzan adulti che si ritrovano nelle radure della foresta per contrattare e fare scambi con gli altri, un’immagine iniziale che viene poi utilizzata come spiegazione del perché successivamente emergeranno determinate forme sociali.”

E dunque Mowgli – e con lui l’interdipendenza e la cura – caratteristiche “femminili” – rimangono nell’ombra; e questo ha profonde conseguenze. Adottare il sistema Tarzan – secondo l’autore – significa analizzare l’economia, il mercato, e anche la nostra concezione del denaro dalla prospettiva di un individuo non solo già formato, ma più specificamente formato nel contesto di uno stato-nazione capitalista su larga scala, dove ci si muove incontrando altri individui che non conosciamo, e di cui non abbiamo bisogno – o pensiamo di non avere bisogno.

La modernità è proprio caratterizzata dallo “svanire in sottofondo dei legami familiari o di clan”, sostituiti da quelli istituzionali; si tratta di un’esperienza relativamente nuova per gli esseri umani, dato che è solo negli ultimi 200 anni che si sono formati gli stati nazione. Per noi che siamo nati/e in questo contesto, è quindi facile credere che sia sempre stato così, che siamo sempre stati individui che precedono le reti sociali, e quindi possiamo “credere alle teorie che presentano i gruppi umani come insiemi di individui che si uniscono come conseguenza della razionalità economica individuale.”

In questo modello, le interazioni tra le persone sono alimentate esclusivamente dall’interesse. Come disse Adam Smith: “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro interesse personale” (La ricchezza delle nazioni, 1776).  Dunque, tutti questi piccoli Tarzan (e non illudetevi i Tarzan sono proprio tutti uomini) si mettono a creare delle “cose”, dei beni, e a quel punto decidono razionalmente di interagire con altri per scambiare beni, con vantaggio reciproco.

Tarzan, Mowgli ed il denaro

Ma c’è un problema: se un Tarzan produce qualcosa che però non riesce a scambiare con un altro bene che si fa? Si inventa il denaro: una merce accettata da tutti/e a cui si attribuisce un valore. Il sistema Tarzan richiede questo orientamento, perché – nel modello – il denaro dovrebbe essere utilizzato da un individuo per indurre individuo autonomo a dargli qualcosa , e siccome sono tutti autosufficienti, si presume che possano ottenere le cose l’uno dall’altro solo facendo appello al desiderio: devono usare una cosa di valore – il denaro- per convincere gli altri a cedere un bene.

Nel sistema Mowgli, invece, non si parte dal presupposto che gli individui prima creino “cose”, ma si presuppone che anzi prima ricevano cose da altri per sopravvivere: “Nella sua posizione di partenza, Mowgli non ottiene cose da Raksha “scambiando” qualcosa che ha prodotto: piuttosto, Raksha e gli altri semplicemente danno cose a Mowgli”. Siccome in questo sistema l‘economia è un sistema interdipendente di persone costantemente connesse e che dipendono le une dalle altre, il valore nel contesto economico risiede negli sforzi fatti dalle persone che si concretizzano produzione di beni e servizi. Per esempio: “Baloo mantiene in vita Mowgli senza ottenere nulla in cambio, e così facendo accumula in modo informale una forma di “credito” esistenziale, che Mowgli riconoscerà nella vita successiva riportando lentamente le cose nella direzione opposta (anche se in un modo molto informale e non misurabile).” Questo è anche l’assunto dell’economia femminista, che osserva e prende in considerazione i flussi tra persone (come per esempio il lavoro di cura) e tra ecologie.

Debiti e crediti nella jungla

In un sistema in cui le persone dipendono le une dalle altre, si è costantemente in credito. Si fanno determinate cose per gli altri e le altre senza aspettarsi nulla in cambio, si maturano “crediti” verso coloro che hanno fruito della nostra cura/supporto. Si tratta di un orientamento al credito che comporta che “persone o istituzioni – che cominciano da una posizione di dipendenza – possano ottenere cose da una “batteria” di altre persone a cui sono connesse con la promessa di restituire queste cose in un tempo successivo”.

Nel nostro sistema economico, non saremo connessi alla batteria di estranei da cui dipendiamo tutto il tempo, ma quello che è certo è che le connessioni ci sono, anche se latenti: “se ti ritrovi temporaneamente come un atomo indipendente – come fa un disoccupato senza soldi – sperimenterai un immenso terrore esistenziale e un’attrazione magnetica immensamente forte per tornare a una forma molecolare (soprattutto se non puoi vivere dei frutti della terra).”

Nel modello di Mowgli l’interdipendenza è evidente: un giorno gli animali aiutano Mowgli, un altro Mowgli aiuta gli animali, e naturalmente non esiste un sistema monetario, ma se si adotta un orientamento al credito verso il denaro allora il denaro non è un qualcosa che semplicemente porta due Tarzan insieme a commerciare temporaneamente per poi ritornare alla loro indipendenza, ma è un qualcosa che attiva le connessioni latenti tra persone dipendenti tra loro. E molto linguaggio convenzionale sul denaro – come “il denaro contiene/ha valore” – non funziona. Il valore, chi l’avrebbe mai detto, non è nel denaro, ma nelle connessioni tra le persone. 

Tutto questo ragionamento, che spazia da un bambino allevato dagli animali della foresta al suo equivalente cresciutello e più muscoloso, serve a farci capire che se adottiamo una lente che vede (persino) nell’economia e nei sistemi monetari le connessioni delle persone, l’interdipendenza e il valore fondamentale della cura, allora cambia tutto. Allora si è capaci davvero di fare scelte coraggiose, quelle di cui abbiamo bisogno proprio adesso.

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