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Le donne, l’Iran, e l’economia

di Federica Gentile | 7 Ottobre 2022

Una donna completamente coperta, regge  una tazza  rossa.

In questi giorni assistiamo alle coraggiose proteste delle donne iraniane, che chiedono – non da oggi – libertà dal regime teocratico. Queste proteste, che hanno come simbolo la rimozione dell’hijab in quanto imposto dallo stato alle donne, si inseriscono in un contesto sociale ed economico drammatico.

Secondo  il Global Gender Gap report del 2022  l’Iran è al 143esimo posto (su 146 paesi esaminati) per quanto riguarda l’uguaglianza di genere, con un gap di genere del 57%; e la performance peggiora se si guarda in particolare alla “partecipazione economica ed opportunità’” per le donne, indicatore per cui l’Iran scende al 144esimo posto, malgrado il fatto che in generale le donne in Iran siano istruite; il livello di istruzione delle donne colloca infatti le iraniane al 106esimo posto in classifica con un punteggio di 96,3% (100% equivale alla parità di genere).

Malgrado il loro livello di istruzione piuttosto elevato, il tasso di partecipazione al lavoro delle donne in Iran è molto basso (21% circa) e colloca il paese all’ultimo posto tra tutti quelli considerati dal Global Gender Gap report. La pandemia ha sicuramente contribuito a diminuire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro: dati ufficiali stimano che all’inizio del 2020 siano state tra 225.000 e 300.000 le donne che hanno perso il lavoro, siccome durante le prime fasi della pandemia ed i lockdown “[i] mercati del lavoro nei centri urbani sono stati colpiti più gravemente di quelli nelle zone rurali. Più donne cercano lavoro nelle città che nei villaggi. Il tasso di disoccupazione è naturalmente più alto nelle città”.

Qualora le donne lavorino, comunque rimane alto il gap di genere nei salari (il paese si colloca infatti al 121esimo posto su 146) e in alcune istanze i salari delle donne sono stati tagliati di un terzo con la scusa che gli uomini sono i capofamiglia e quindi hanno un maggiore bisogno di guadagnare. 

La discriminazione delle donne nel mercato del lavoro è infatti  pervasiva, e sanzionata da leggi discriminatorie  – alcune peraltro precedenti all’attuale regime – che limitano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.  Questa situazione, va inquadrata in un’economia già fortemente in crisi anche per via delle sanzioni imposte all’Iran: stime ufficiali del 2020 rivelano che circa un terzo delle persone in Iran vive al di sotto della soglia della povertà stabilita dal governo (200$ al mese), ma altre fonti stimano che la percentuale sia invece più vicina al 50%. Inoltre,  il 90% della popolazione vive con un reddito fisso, l’inflazione ha raggiunto il 55% e i prezzi dei generi alimentari sono aumentati di oltre l’80%. 

Le donne in Iran protestano da decenni contro non solo l’obbligo del velo, ma anche per avere un  maggiore accesso alla sfera pubblica, sfera economica inclusa. Se in passato erano principalmente attiviste femministe a protestare, le proteste recenti includono anche donne giovani, sindacalisti e sindacaliste, e minoranze etniche

Di fronte a queste proteste, che sono radicate in un contesto economico compromesso che non permette l’emancipazione economica e sociale delle donne, siamo con le donne iraniane, e ci uniamo simbolicamente al loro grido: donne, vita, e libertà.

Immagine: opera di Shadi Ghadirian

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